BIANCOSCURO https://www.biancoscuro.it/site Art Magazine - Art Exhibition - Art Contest - Art Shop Fri, 14 Jan 2022 10:02:59 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.3 Incontro: Klimt e la Secessione viennese /incontro-klimt-e-la-secessione-viennese/ Thu, 13 Jan 2022 10:45:08 +0000 /?p=12775 ⏰ lettura 2 min. Incontro  Klimt e la Secessione VienneseA cura di Sandro Polo 15 gennaio ore 16.00 (primo turno)15 gennaio ore 18.00 (secondo turno) Casa della PartecipazioneVia del Buttero, 10 – Maccarese (Fiumicino – RM) La Biblioteca Fregene […]

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Incontro 

Klimt e la Secessione Viennese
A cura di Sandro Polo

15 gennaio ore 16.00 (primo turno)
15 gennaio ore 18.00 (secondo turno)

Casa della Partecipazione
Via del Buttero, 10 – Maccarese (Fiumicino – RM)

La Biblioteca Fregene Gino Pallotta apre la nuova stagione culturale 2022 con l’incontro “Klimt e la Secessione Viennese”, a cura di Sandro Polo e in concomitanza con la mostra “Klimt. La Secessione e l’Italia” a Palazzo Braschi.L’appuntamento è sabato 15 gennaio ore 16 e ore 18 presso la Casa della Partecipazione di Maccarese – Fiumicino.

A cavallo tra Ottocento e Novecento Vienna appare come una capitale europea elegante e pacata dolcemente sospesa tra i valzer e le operette di Strauss e Lehar. Dietro questa facciata rassicurante la città è scossa da forti tensioni sociali che ne stanno minando le fondamenta. Una stupefacente presenza di artisti e intellettuali intercetta e indaga le inquietudini e i sottili cambiamenti in corso alla luce delle sconvolgenti novità freudiane. 

L’opera di Klimt rispecchia fedelmente le contraddizioni di questo periodo: il suo lavoro, pur risplendendo di aurea bellezza, è attraversato da linee e immagini nervose, da un eros potente e misterioso che ammalia e allarma. Klimt non va oltre, rimane uno splendido e irrequieto tramonto sulla Storia; saranno i drammatici linguaggi di Schiele, Kokoschka, Schoenberg e molti altri ad anticipare quell’abisso verso cui Vienna e tutta l’Europa stanno inesorabilmente scivolando: la I Guerra Mondiale. Coloro che vorranno approfondire ulteriormente il percorso della mostra potranno visionare il catalogo in biblioteca.

Per assicurare lo svolgimento dell’incontro in piena sicurezza sono stati fissati due appuntamenti nello stesso pomeriggio del 15 gennaio, alle ore 16 e alle ore 18, ognuno dei quali prevede un massimo di 35 spettatori. È necessaria la prenotazione: bibliofregene@libero.it – 337743713

INFO

Incontro 
Klimt e la Secessione Viennese
A cura di Sandro Polo

15 gennaio ore 16.00 (primo turno)
15 gennaio ore 18.00 (secondo turno)

Casa della Partecipazione
Via del Buttero, 10 – Maccarese (Fiumicino – RM)

Biblioteca Fregene Gino Pallotta
Viale della Pineta 140 – Fregene 

Tel. 06/65210745 – 06/65210744
bibliofregene@libero.it
www.bibliotecafregene.com

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Levi e Ragghianti, storia di un’amicizia tra politica e arte /carlo-levi-e-carlo-ludovico-ragghianti-storia-di-unamicizia-tra-politica-e-arte/ Thu, 23 Dec 2021 14:44:07 +0000 /?p=12758 ⏰ lettura 3 min. Alla Fondazione Centro Studi Ragghianti a Lucca è stata da poco inaugurata una mostra dedicata a due grandi intellettuali del Novecento, Carlo Levi (Torino, 1902 – Roma, 1975) e Carlo Ludovico Ragghianti (Lucca, 1910 – […]

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Alla Fondazione Centro Studi Ragghianti a Lucca è stata da poco inaugurata una mostra dedicata a due grandi intellettuali del Novecento, Carlo Levi (Torino, 1902 – Roma, 1975) e Carlo Ludovico Ragghianti (Lucca, 1910 – Firenze, 1987) e al loro fecondo rapporto di amicizia.

Realizzata in collaborazione con la Fondazione Carlo Levi di Roma, la mostra, organizzata in occasione del quarantennale della Fondazione lucchese, è curata da Paolo Bolpagni, Daniela Fonti e Antonella Lavorgna, e rimarrà aperta al pubblico fino al 20 marzo 2022.

Oltre ad una importante sezione documentaria, la mostra presenta un nucleo di quasi cento opere di Carlo Levi, tra dipinti, disegni e litografie.

Il rapporto tra Ragghianti e Levi, fondamentale per entrambi, si intensifica a Firenze, durante l’occupazione nazista, attraverso la comune militanza politica nella Resistenza, soprattutto dopo che Levi, nel 1941, trova rifugio clandestino nella casa di Anna Maria Ichino, dove scrive il suo più noto romanzo, Cristo si è fermato a Eboli, cui è dedicata una sezione della mostra.

Non è però soltanto la politica – nelle file del Partito d’Azione – a unire Levi e Ragghianti, ma anche l’intenso confronto sulle questioni dell’arte contemporanea e una condivisa sensibilità per il patrimonio artistico del Paese.

L’interesse di Ragghianti nei riguardi di Levi pittore risale al 1936, quando lo inserisce nel suo articolo dedicato alla pittura italiana contemporanea; nel 1939 ne recensisce sulla rivista «La Critica d’Arte» la mostra a New York. Certamente il momento più forte della loro frequentazione avviene durante i giorni della formazione del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale e della direzione del quotidiano «La Nazione del Popolo», e quando Levi, subito dopo la liberazione di Firenze, diventa membro della commissione per la ricostruzione del centro storico della città. Questo intensificarsi del loro rapporto si riflette anche nella condivisione del discorso artistico, tanto che è Ragghianti a proporre la prima storicizzazione della figura di Carlo Levi nel 1948, attraverso la pubblicazione di un “catalogo” dell’opera leviana, nel quale sono datati e repertoriati i dipinti realizzati dal 1923 al 1947, ancora oggi punto di riferimento imprescindibile per gli studi su Levi.

La mostra alla Fondazione Ragghianti e il relativo catalogo ricostruiscono, oltre agli eventi e alle circostanze dell’amicizia tra levi e Ragghianti, i nodi identitari di questo rapporto, le questioni teoriche di carattere storico-artistico, e altri punti d’interesse comuni ai due per un’azione da esplicarsi nel quadro di una politica delle arti.

La mostra e il catalogo offrono una testimonianza, attraverso opere d’arte, lettere, documenti, fotografie e filmati, del significato dell’amicizia fra Ragghianti e Levi, anche alla luce della loro formazione culturale.

Un aspetto interessante e nuovo indagato dall’esposizione è quello del comune interesse dei due per il cinema: Levi lavora come sceneggiatore e scenografo per alcuni film, disegna il manifesto di Accattone di Pier Paolo Pasolini, e dagli anni Cinquanta in poi, a Roma, diventa un ritrattista ambìto da molti personaggi del mondo del cinema, da Silvana Mangano ad Anna Magnani, da Franco Citti allo stesso Pasolini. Questi ritratti sono esposti in mostra insieme a quelli di Ragghianti e di loro comuni amici, come Eugenio Montale e Carlo Emilio Gadda.

Levi e Ragghianti. Un’amicizia fra pittura, politica e letteratura
17 dicembre 2021 - 20 marzo 2022
Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti 
Via San Micheletto, 3 LUCCA
Tel. 0583 467205 -  info@fondazioneragghianti.it
www.fondazioneragghianti.it 

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Open Box2 – In memoria di te /open-box2-in-memoria-di-te/ Thu, 16 Dec 2021 10:16:25 +0000 /?p=12740 ⏰ lettura 3 min. OPEN BOX2In memoria di teInstallazioni di Emilio Leofreddi, Giovanna Martinelli, Mauro Magni, Sandro Scarmiglia, Luca ValentinoA cura di AdA-Cultura e Francesca Perti Inaugurazione 18 dicembre 2021 ore 11.00 Giardino di Sant’Alessio – RomaLa mostra prosegue […]

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OPEN BOX2
In memoria di te
Installazioni di Emilio Leofreddi, Giovanna Martinelli, Mauro Magni, Sandro Scarmiglia, Luca Valentino
A cura di AdA-Cultura e Francesca Perti

Inaugurazione 18 dicembre 2021 ore 11.00 Giardino di Sant’Alessio – Roma
La mostra prosegue a Piazza Albina e nel giardino Romano Radici – Roma

Fino al 13 febbraio 2022

In mostra, da sabato 18 dicembre 2021 fino al 13 febbraio 2022, OPEN BOX2In memoria di te, a ingresso libero, con le installazioni di Emilio Leofreddi, Giovanna Martinelli, Mauro Magni, Sandro Scarmiglia, Luca Valentino, a cura di AdA-Cultura e Francesca Perti.

La seconda edizione di OPENBOX, ideata da AdA Associazione Amici dell’Aventino e promossa in collaborazione con il Municipio Roma I centro, si svolgerà da sabato 18 dicembre 2021, dalle ore 11.00 nei giardini di Sant’Alessio, per proseguire poi in Piazza Albina e Giardino Romano Radici.

In concomitanza con il centenario della nascita di Nino Manfredi,attore e illustre residente, che con il regista Luigi Magni strinse un proficuo sodalizio artistico e cinematografico, AdA vuole dedicare questa mostra, In memoria di te, agli illustri personaggi che sono vissuti o hanno lavorato all’Aventino e in particolare agli esponenti del cinema Italiano e ai quali la municipalità di Roma ha intitolato, sul colle Aventino, un giardino, dei viali e un belvedere nel parco Savello. Aventinenses, gli abitanti dell’Aventino. “Mescolando vicende leggendarie e memorie storiche, la storia dell’Aventino si snoda lungo ventotto secoli, durante i quali personalità celeberrime hanno lasciato il segno della loro esistenza e della loro operosità. A partire da Remo, che secondo la tradizione avrebbe scelto il colle per osservare il volo di sei avvoltoi che ne avrebbero decretato la sconfitta e la conseguente morte”. (dal testo di Daniela Gallavotti Cavallero)

Il progetto espositivo è incentrato sul dialogo tra la scultura contemporanea e gli spazi verdi adottati da AdA, e persegue le finalità statutarie dell’Associazione Amici dell’Aventino di custodia e valorizzazione dei luoghi dell’Aventino. Un progetto pilota che, in questi tempi di “chiusure e clausure”, dà il via alla trasformazione dei giardini dell’Aventino in gallerie d’arte all’aperto, in “open boxes”, e che vuole dare la possibilità ad artisti di esporre le proprie opere per un periodo limitato in un contesto paesaggistico e storico unico.

Nel Giardino di Sant’Alessio, Mauro Magni dedica allo zio Luigi, In memoria di te: lettere scritte in negativo su fondo oro in un’installazione composta da 90 sampietrini di selce in forma di ∞, simbolo della ciclicità delle cose, della preziosità e della sacralità della memoria, che incita lo spettatore affinché faccia pratica “del ricordare”, per avere consapevolezza delle proprie origini, per affrontare al meglio il presente in prospettiva del futuro. 

Giovanna Martinelli con suoi Spunti di vista rende omaggio a G.B. Piranesi e alle uniche opere architettoniche da lui realizzate, ambedue sull’Aventino: la piazza dei Cavalieri di Malta e la chiesa di S. Maria del Priorato. Guardando attraverso i foro nei grandi rettangoli tridimensionali “disegnati” con scatolari in ferro, si ammira la Cupola di San Pietro isolata dal panorama circostante e l’immagine della Cupola realizzata da Piranesi in una delle sue “Vedute di Roma”. La Cupola delle Vedute estrapolata dal suo contesto narrativo diviene simbolo e icona. 

A Piazza Albina, Emilio Leofreddi invita a riunirsi intorno a Touching the sky, un tavolo lungo e stretto con sedie-tronco che si rispecchiano nel cielo. Secondo il Lieh Tzu, testo classico taoista: “il cielo e la terra non compiono tutta l’opera, l’uomo santo non ha tutte le capacità, le creature non hanno tutte le utilità”. L’opera di Leofreddi è come una corda tesa tra terra e cielo, materia e spirito, ci richiede il coraggio dell’equilibrista. Solo affidandoci alla corda possiamo scoprire fatti impercettibili, in equilibrio nel cielo, specchiandoci nell’immenso.

Sandro Scarmiglia installa il suo Animalia, una presenza fiabesca, bianco come un fantasma, di forma triangolare con delle lunghe zampe da giraffa, sulla quale appoggia una stele che sembra la testa di Loch Ness. Una voluminosa scultura che richiama, sia pure alla lontana, le famiglie di personaggi ameboidi e indeterminati di Tanguy. Parlare di mostro non sembra però il modo più opportuno di inquadrarlo. L’elemento distintivo è piuttosto l’ambiguità, ovvero l’impossibilità per chi guarda di stabilire con sicurezza con chi si ha a che fare 

Nel Giardino Romano Radici, Luca Valentino,con Presenze Provvisorie, realizza un’installazione che dialoga con la memoria e il presente: il monumento ai caduti si erge, in silenzio, in mezzo al vivace mosaico di persone che abitano la piazza. Il contrasto tra le due entità lo ha fatto riflettere sul tema della persistenza della memoria e su quello dell’assenza. Disegna sagome tracciate sul terreno a grandezza naturale e cita l’artista F.G. Torres, Portrait of Ross, 199: il vuoto lasciato da un corpo testimonia e perpetua il ricordo della sua presenza. Un ricordo effimero che, come tutte le cose, sparirà per poi mutare in qualcos’altro. 

INFO
OPEN BOX2
In memoria di te
Promosso da: AdA, Municipio I.
Un progetto di: AdA-Cultura, Daniela Gallavotti Cavallero / Alessandro Olivieri / Mara van Wees
Opere di: Emilio Leofreddi, Giovanna Martinelli, Mauro Magni, Sandro Scarmiglia, Luca Valentino
A cura di: AdA-Cultura e Francesca Perti
Testi di Francesca Perti e di Daniela Gallavotti Cavallero

Inaugurazione 18 dicembre 2021 ore 11.00 Giardino di Sant’Alessio - Roma
La mostra prosegue a Piazza Albina e nel giardino Romano Radici - Roma
Ingresso libero

Giardino Sant’Alessio
Piazza Albina
Giardino Romano Radici
Roma

Fino al 13 febbraio 2022

www.primomunicipioroma.com
www.aventino.org
info@aventino.org

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Habitus – Performance di Barbara Lalle /habitus-performance-di-barbara-lalle/ Tue, 14 Dec 2021 10:06:00 +0000 /?p=12737 ⏰ lettura 4 min. HabitusPerformance di Barbara LalleA cura di Michela Becchis e Roberta Melasecca 18 dicembre 2021 dalle ore 11.00 fino al tramonto Spiaggia della Passeggiata di Santa MarinellaVia Aurelia – Santa Marinella (RM) Sabato 18 dicembre 2021 […]

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Habitus
Performance di Barbara Lalle
A cura di Michela Becchis e Roberta Melasecca

18 dicembre 2021 dalle ore 11.00 fino al tramonto

Spiaggia della Passeggiata di Santa Marinella
Via Aurelia – Santa Marinella (RM)

Sabato 18 dicembre 2021 dalle ore 11.00, presso la spiaggia antistante alla Passeggiata di Santa Marinella, Barbara Lalle presenta la performance Habitus, a cura di Michela Becchis e Roberta Melasecca. L’evento è patrocinato dalla Città di Santa Marinella, promosso da Interno 14 next in collaborazione con la TAG Tevere Art Gallery e blowart, e si inserisce all’interno del progetto “Dante 700” della Biblioteca Civica A. Capotosti realizzato con il sostegno della Regione Lazio per Biblioteche, Musei e Archivi – Piano Annuale 20-21 L.R. 24/2019. 

Dalle ore 11.00 di sabato mattina fino al tramonto, Barbara Lalle darà vita ad una durational performance a cui si potrà assistere dall’alto della Passeggiata e che sarà trasmessa anche in diretta streaming attraverso i canali social. La performance diventerà anche progetto fotografico realizzato attraverso gli scatti di Marco Marassi.

Alle ore 12.00 interverranno il Sindaco Avv. Pietro Tidei, la Consigliera comunale Dott.ssa Maura Chegia e la direttrice della Biblioteca Dott.ssa Cristina Perini; seguiranno letture di alcuni canti della Divina Commedia eseguite da Francesca Antonelli e Alessio De Persio, altra iniziativa organizzata dalla Biblioteca Comunale e curata dall’ITFF International Tour Film Festival. 

“[…] La performance di Barbara Lalle è una riflessione che dialoga, in un calibratissimo quotidiano, con un pensiero che non condannò l’eccedente come elemento visibile di un eccesso negli stili di vita, ma ne sottolineò lo statuto di convenzione, consuetudine atta a frapporsi con la libertà di dire, quella che nel mondo greco era la παρρησία. Una libertà di dire che spesso vede il suo riverbero spento dagli oggetti che più ci appartengono, che più sono parte di noi: gli abiti. […] Se il più influente e cogente concetto di habitus del secolo scorso, quello di Piere Bordieu, identificava in quella parola attività e pratiche che concorrono a far sì che un individuo si renda parte di un gruppo, realizzi la sua quotidianità, entri a far parte di un “inconscio collettivo” di classe, si può provare a far scivolare nella materialità degli abiti affidati al fuoco da Lalle questa nozione. Quegli abiti dentro cui ci si ritrova, che ci rendono riconoscibili oppure, più o meno consapevolmente, omologati, dentro cui decidiamo la nostra appartenenza, vanno senz’altro trattati con cura, tenuti da conto perché parte di una vita, di scelte, di affetti ed emozioni che ci hanno connotati e tuttavia, questo dice il gesto silenzioso dell’artista, è necessario far perdere loro la caratteristica dell’oggetto per trasformarli in esperienza. Un’esperienza che disvela, che concede proprio la parresìa, la libertà di dire. Ma quale libertà prende corpo nella consegna al fuoco degli abiti? Non solo la libertà individuale di privarsi dell’habitus, ma quella collettiva di riconoscimento reciproco nelle proprie essenzialità, spogliati di ciò che impaccia, di ciò che nel vissuto di ciascuno, nelle emozioni, nelle gioie, nelle fatiche, nel confronto lascia una sorta di residuo, di peso specifico che irrigidisce e costruisce, produce l’isolamento che la performance disperde come la cenere.” (dal testo critico di Michela Becchis)

“La performance Habitus di Barbara Lalle non è un’accusa contro il consumismo e l’accumulo compulsivo, né una denuncia al materialismo, né l’avallo di una cultura dell’infinitamente poco. È, invece, una riflessione non istantanea sulla pura e semplice ricerca della felicità. Spinti dai desideri, mossi dai sogni, quanto più cerchiamo, più ci allontaniamo da quello che spesso confondiamo e identifichiamo con bisogni e necessità. […] La ricerca della felicità è ricerca senza termine, senza il finale raggiungimento di quanto bramato, utopicamente voluta e inconsciamente desiderata. La felicità è, dunque, concetto temporale che può assumere diversificate forme e aspetti: nostalgia, utopia, illusione, disincanto, astrazione; e nella ricerca della felicità proiettiamo tali sembianze materializzandole in un flusso continuo di oggetti e spazi che si accumulano di pari passo alle esperienze. Barbara Lalle tenta un percorso inverso: la sua ricerca della felicità è l’incarnazione di un singolo momento felice -di tanti e susseguenti momenti felici- nel quale riconsiderare l’essere nella relazione con gli altri esseri animati e inanimati. Ogni azione ed ogni movimento diventano gesti sacrali dell’intimo e sguardi amorosi del fuori che, reiterati in un tempo lungo, si misurano nel corpo del singolo e in quello della comunità. E così ogni abito, prima debitamente e accuratamente ripiegato, diviene testimone di memorie passate e vissute, di felicità esigue e passeggere o indelebili e perenni; ogni abito, vestito e spogliato, è l’invenzione di vite, creatore di felicità che permangono e rimangono insite nella storia personale. Ogni abito è e non è più; è nel presente che immediatamente si tramuta in passato e proiezione del futuro in un sistema ciclico aperto e indeterminato. Ogni abito trasfigura il suo significante, se ne spoglia infondendolo totalmente allo spirito di chi lo possiede e appare, dopo tale procedimento, cosa morta, non più vitale, destinata alla scomparsa della sua materialità. Rimane la pura felicità dell’essere stato e dell’essere ora, il solito di sempre ma casualmente diverso.” (dal testo critico di Roberta Melasecca)

Barbara Lalle, terapista per la riabilitazione neurologica post‐traumatica e docente impegnata quotidianamente nell’integrazione delle disabilità gravi, mossa da una “emergenza di dire”, come artista, attraverso le varie forme delle arti visive (pittura, fotografia, video, ecc) e della performance, esplora le modalità in cui disagio, deprivazione, dolore possano essere compresi, narrati, superati. Sperimenta da anni le diverse modalità di arte partecipata, coinvolgendo altri artisti e le comunità locali dove opera. Finalista Premio Adrenalina 2012; finalista Premio Cascella 2015; Premio Città di Soriano 2015; menzione speciale Bridge Art 2018. Performance: 2015. L’arte dell’errore giudiziario, Il labirinto di Icaro involato, MAXXI; Esodi, MACRO. 2016 Rilevazione-Rivelazione; Contatto; Non è area per voi, RM; Logos in progress, RM. 2017. M-UNO Interno 14, MACRO; Bautta, Millepiani RM; APRIR-SI, Case Romane del Celio RM; 2018. Burning Home, Tevere Art Gallery; Buck up and cry!, MACRO; Realtà Istantanee, MACRO; Punto di Partenza, portici di Piazza Vittorio Emanuele II Roma; Più forte, T.A.G. Roma; Stauros performance itinerante Roma, Ring Giardini di Colle Oppio Roma, Tre cose vuole il campo, Roma. 

INFO
Habitus
Performance di Barbara Lalle

A cura di Michela Becchis e Roberta Melasecca
Con il patrocinio della Città di Santa Marinella
Promosso da Interno 14 next

18 dicembre 2021 dalle ore 11.00 fino al tramonto

Spiaggia della Passeggiata di Santa Marinella
Via Aurelia - Santa Marinella (RM)

Interno 14 next
Roberta Melasecca
info@interno14next.it
www.interno14next.it

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Claudio Di Carlo – Detto Fatto /claudio-di-carlo-detto-fatto/ Mon, 13 Dec 2021 12:22:00 +0000 /?p=12732 ⏰ lettura 3 min. In continuità con I pasticcini li porto io, mostra tenutasi a Roma nel 2020, Claudio Di Carlo, ospite del nuovo spazio espositivo pescarese GArt Gallery diretto da Francesco Di Matteo, presenta Detto Fatto, mostra/installazione/happening a cura di Maria […]

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In continuità con I pasticcini li porto io, mostra tenutasi a Roma nel 2020, Claudio Di Carlo, ospite del nuovo spazio espositivo pescarese GArt Gallery diretto da Francesco Di Matteo, presenta Detto Fatto, mostra/installazione/happening a cura di Maria Arcidiacono. 

Detto Fattocostituisce il secondo appuntamento di un ciclo che, in questa occasione, vedrà protagoniste ben novantanove opere sulle quali convergono molti dei temi che hanno attraversato il percorso creativo dell’artista, arricchiti da nuovi lavori ispirati a pellicole cinematografiche, alcune delle quali individuate con veri e propri intenti autobiografici. Il tutto servito sui classici vassoi da pasticcini, sapientemente trasformati in supporti solidissimi e parzialmente muniti della propria cornice dorata. 

Per volontà dell’artista, il pubblico si troverà partecipe di un vero e proprio happening orchestrato dallo stesso Di Carlo che predilige da sempre un coinvolgimento collettivo nei suoi progetti espositivi, musicali e culturali: dalle elaborazioni grafiche di Alessandro Gabini alla performance con Francesca Perti e Andrea Buccella, dal contributo di Andrea Moscianese, con una sua composizione, alle riprese video di Enrico Coppola, mentre spetterà al tocco artistico del pasticcere Tony Renzi apporre la classica – e non solo metaforica – ciliegina sulla torta. 

“Capolavori e divi della settima arte hanno invaso lo studio dell’artista, evocati a testimoniare narrazioni simili al reale, selezionati da un regista che ha conferito concretezza pittorica alla loro fragile evanescenza. Tra il luccichio di questi frammenti, trovano spazio quegli attimi ravvicinati di un erotismo svelato e sotteso, dettagli di una sensualità sfrontata, ingigantita e venerata, mentre un autoritratto su tela, il centesimo lavoro in mostra, emerge dal passato, quasi a vigilare sul mantenimento di propositi mai dimenticati che troveranno un’eco nella performance inaugurale. Rinsaldando la propria libertà d’artista, il suo essere viaggiatore instancabile e curioso – anche quando si è fermato stabilmente in una delle città nelle quali ha abitato – Claudio Di Carlo ci apre le porte su un immaginario senza tempo, ricco di latitudini sconosciute con le quali ci invita a familiarizzare. Il suo paesaggio politico percorre un’ampia parabola che va dall’ideale libertario alla realpolitik del tempo presente, con uno sguardo fieramente privo di conformismi e condizionamenti che vuole mantenere viva la propria indipendenza militante.” (dal testo di Maria Arcidiacono)

Sabato 15 gennaio 2022 alle ore 18:00, in occasione del finissage, verrà presentato il catalogo della mostra che conterrà anche un contributo di Germano Scurti.

Claudio Di Carlo nasce a Pescara: pittore, produttore, art director, vive e lavora tra Amburgo, Pescara e Roma. La sua vita d’artista, di natura poliedrica, inizia a Pescara, negli anni ’70, e si dirama fra la comune di Ovada e le strade d’Europa. Arte, politica e poetica sono le sue linee guida: indipendente per vocazione. Punto di riferimento artistico la galleria “Convergenze” a Pescara diretta da Peppino D’Emilio, Claudio Di Carlo ha sempre posto il proprio sguardo sulle forme dello sconfinamento. È un artista proteiforme che ha attraversato la pluralità delle esperienze controculturali e artistiche degli anni Settanta e Ottanta. Cresciuto nell’humus dell’anarchismo etico-politico, si è occupato di musica underground e di teatro di ricerca. Ha progettato spazi culturali, creato gruppi di intervento artistici, spettacoli multimediali, prodotto gruppi rap/rock, inventato e organizzato Festival, happening e performance; si occupa anche di musica elettronica. Il suo lavoro spazia, dunque, dalla fondazione dei gruppi Punk-rock Koma e R.A.F. (Frazione Armata Rock) nel 1977 al suo recente “Omaggio a Rossini – Già la luna è in mezzo al mare”, lavoro esposto a Pesaro in Casa Rossini, alla musica elettronica del suo attuale gruppo “Hypervectorial System”, con il compositore Gabriel Maldonado. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in tutto il mondo e diversi sono i critici che seguono il suo lavoro. Dopo l’esperienza romana dell’Ice Badile Studio con 11 anni condivisi con gli artisti Daniela Papadia, Emilio Leofreddi, Andrea Orsini, Ivan Barlafante, torna a sperimentare la sopravvivenza dell’essere senza uno studio, fino al 2020 dove apre il kKstudio a Pescara. 

INFO

Claudio Di Carlo
Detto Fatto
mostra/installazione/happening
A cura di Maria Arcidiacono
Con: Andrea Buccella, Enrico Coppola, Francesco Di Matteo, Alessandro Gabini, Andrea Moscianese, Francesca Perti, Tony Renzi

Inaugurazione sabato 18 dicembre 2021 ore 18.00-21.00

GArt Gallery
Via Piero Gobetti 114 - Pescara
www.gartgallery.it 

Fino al 15 gennaio 2022
Orari: dal lunedì al sabato ore 17:30-20:00

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Real Art #6 | Museo Butti – Viggiù (VA) /real-art-6-museo-butti-viggiu-va/ Thu, 09 Dec 2021 11:18:00 +0000 /?p=12719 ⏰ lettura 3 min. Torna la pubblicazione-portfolio d’arte a carattere benefico con opere uniche ed autografe di 14 artisti contemporanei REAL ART #6 è pronto e sarà presentato al Museo E. Butti di Viggiù sabato 11-12-2021 alle ore 16:30. […]

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Torna la pubblicazione-portfolio d’arte a carattere benefico con opere uniche ed autografe di 14 artisti contemporanei

REAL ART #6 è pronto e sarà presentato al Museo E. Butti di Viggiù sabato 11-12-2021 alle ore 16:30.

Dopo il successo delle prime edizioni, torna Real Art, portfolio artistico, nato con l’idea di realizzare annualmente una pubblicazione-portfolio con opere uniche ed autografe di artisti contemporanei e l’intero incasso devolverlo in beneficenza ad enti del territorio.

L’edizione del volume #6, limitata a 130 copie (90 destinate alla diffusione), presenta lavori unici di: Elisa Cella, Enzo Esposito, Fernanda Fedi, Agostino Ferrari, Gaetano Fracassio, Giovanna Giachetti, Umberto Mariani, Peter Hide 311065, Paola Pezzi, Isabella Rigamonti, Francesco Riva, Giorgio Tentolini, Michele Tombolini, Giuseppe Veneziano.

Il progetto ha saputo coinvolgere artisti, stampatori, editori, giornalisti uniti nel nome dell’arte e della solidarietà. Il ricavato dell’alienazione, infatti, ogni anno andrà a sostenere un’associazione che opera senza fine di lucro sul territorio. Il volume originale e interdisciplinare coinvolge artisti anche molto differenti tra di loro, invitati a confrontarsi, rimanendo aderenti al loro percorso artistico, al concetto di servilità all’interno di un lavoro “unico”, differente quindi per ogni volume. Ciascun artista è presente nel volume con una doppia pagina: un’opera stampata ed una originale applicata, una sorta di piccolo museo su carta, che invita ad un rapporto anche tattile con il prodotto artistico.

Il progetto ha avuto, già nelle sue fasi embrionali, grande sostegno da parte di sedi museali ed istituzionali, tanto da inserire Real Art all’interno di un percorso itinerante tra alcune realtà importanti della provincia. Il volume sarà disponibile nei bookshop del Museo MA*GA di Gallarate, Museo Bodini di Gemonio, Museo Parisi Valle di Maccagno con Pino e Veddasca, Casa Museo Spazio Tadini di Milano, Galleria Villa Contemporanea di Monza, Museo Enrico Butti di Viggiù, spazio HEART – pulsazioni culturali- di Vimercate, Showcases Gallery di Varese, al Front desk della Meeting Art di Vercelli e in tutte le maggiori fiere d’arte italiane ed estere grazie a Biancoscuro Art Magazine di Pavia. Il progetto ha poi il supporto video da parte di Sergio Mandelli della galleria Mandelli Arte e “Praline”.

Una lunga rassegna tra le istituzioni coinvolte presenterà in fasi alterne il solo volume e/o il volume e le opere degli artisti coinvolti con importanti mostre e rassegne a partire da fine novembre 2021.

Scrive Lara Treppiede (Direttrice museo Bodini di Gemonio) nella presentazione del volume:

Un contenitore per documenti importanti, uno scrigno che custodisce opere altrettanto preziose. Non un catalogo, non un libro, ma un portfolio, racchiuso nella sua scatola, essenziale, ecologica, tanto semplice quanto sostanziosa. Questo il numero #6 di Real Art, in linea con le edizioni che l’hanno preceduto. Continuità, serietà, determinazione, coraggio, impegno, passione per l’arte, desiderio di conoscenza e di dibattito: queste le motivazioni che muovono tale progetto espositivo, artistico e sociale fin dal 2015. Già allora il Museo Civico Floriano Bodini è stato presente e sostenitore dell’iniziativa, che ancora oggi trova spazio a Gemonio per la mostra collettiva dei protagonisti coinvolti nel susseguirsi delle edizioni. 14 per questo nuovo numero, che vede come sempre un dialogo aperto e diversificato, stimolante quanto innovativo. Lo spessore dell’arte si ritrova sfogliando il portfolio: matericità, elementi che si alternano, tecniche e messaggi che si intrecciano. Questo è quello che rimane oltre la mostra, lo stare vicini elogiando le diversità, unendosi in un progetto corale per esaltare il percorso e le potenzialità artistiche ricordando la forza del confronto. E ancora sorpresa e meraviglia nell’aprire e sfogliare Real Art #6, un momento che si è fatto attendere per cause di forza maggiore, ma che oggi ci ricorda la bellezza e l’importanza della continuità e della presenza, di quella normalità e attesa di qualcosa che diamo per scontato ma che non sempre risulta essere così. Oggi torna Real Art #6 e lo fa con tutta l’energia e l’entusiasmo che lo distingue”.

Scrive Renata Castelli (Conservatore Museo Butti) nella presentazione della mostra:

“Il progetto Real Art, coraggioso e solidale, acquista così un significato assai più profondo e coinvolgente: è una mostra d’arte contemporanea, con la presenza di grandi nomi affermati e di giovani di talento, ciascuno con il proprio indirizzo poetico, con la propria spiccata personalità. Ma è anche un progetto di collettiva solidarietà, di intelligente solidarietà: reale, immediata, che arriva a chi ha davvero bisogno.
Il portfolio, donato a fronte di un’offerta che ci auguriamo generosa, non è un libro, non è una rivista ma rappresenta un piccolo-grande scrigno d’arte.
E al Museo Butti di Viggiù le opere troveranno anche l’opportunità di dialogare, rapportarsi con ciò che gli artisti viggiutesi, testimoni ed eredi di una grandissima tradizione scultorea, hanno lasciato e di cui abbiamo il dovere di tramandare la memoria.
In questo rapporto tra tecniche e generi diversi, tra emozioni e suggestioni sempre nuove, il visitatore saprà trovare e scoprire spunti affascinanti e riflessioni profonde, come da sempre l’Arte sa suscitare in tutti noi”.


INFO
 Gli artisti del progetto REAL ART #6
 A cura di: Renata Castelli, Franco Crugnola, Isabella Rigamonti
 11 dicembre 2021 - 15 gennaio 2022

Vernissage sabato 11 dicembre ore 16,30

Museo Butti
 Viale Varese 4
 21059 Viggiù (VA)

Chiusure: 25 dicembre, 1 e 6 gennaio
 
INGRESSO OMAGGIO PER IL VERNISSAGE

AVVERTENZE: i visitatori devono essere muniti di GREEN PASS

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Opere in connessione /opere-in-connessione/ Tue, 07 Dec 2021 09:49:00 +0000 /?p=12706 ⏰ lettura 3 min. Mostra personale di Danilo Marchi presso Globart Gallery Dalla prima installazione (Uomo artificiale androgeno, presentato nel 1999) alla più recente (Electric Hexagons, composizione sospesa esposta al MACIST nel 2021) Marchi realizza con apprezzabile coerenza le […]

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Mostra personale di Danilo Marchi presso Globart Gallery

Dalla prima installazione (Uomo artificiale androgeno, presentato nel 1999) alla più recente (Electric Hexagons, composizione sospesa esposta al MACIST nel 2021) Marchi realizza con apprezzabile coerenza le sue opere, assemblando e manipolando bottiglie di plastica trasparente (PET) riciclate (eliminate dall’industria per minimi difetti di fabbrica).

“Ape bionica 1 Gialla” – tecnica: PET riciclato e LED, 45x25x28 cm.

Sculture antropomorfe o riproduzioni di animali (tutte concepite con dovizia di particolari e dettagli anatomici, da cui emerge la sua abilità manuale, oltre ad una non comune capacità di sintesi espressiva) abitano dunque l’universo immaginario di un artista che ha buon diritto di essere considerato contemporaneo. I temi affrontati da Marchi sono infatti molto attuali e protagonisti del nostro tempo: è così che l’uomo e la natura, l’organico e l’artificiale diventano i soggetti della ricerca di Marchi. Un’indagine che ci proietta in un mondo abitato da umanoidi pseudo-robotizzati e da animali traslucidi, a volte luminosi, ma che cela un messaggio preciso: prestare grande attenzione all’ambiente per scongiurare la distruzione delle risorse naturali del nostro pianeta, ma anche un avvertimento a non esagerare con le manipolazioni genetiche.

“Armadillo” – tecnica: PET riciclato, 50x25x25 cm.

Un invito a non imitare, con sconsiderate ricerche, le sue fantascientifiche sculture antropomorfe, costruite in un laboratorio artistico attraverso l’assembramento di improbabili particolari anatomici e frutto di un’incontrollata creatività. Diffidiamo dunque di questi umanoidi dalla strana pelle trasparente, dai colori sgargianti (verdi e blu), dalle ammiccanti posizioni.

“Levriero” – tecnica: PET riciclato, 110x30x80 cm.

Anche gli animali di Marchi, squali, levrieri, cavallette, pipistrelli, armadilli, nonostante l’aspetto tecnologico (dato dal materiale utilizzato), risultano comunque molto «naturali» e hanno la funzione di attirare l’attenzione dell’osservatore a volte per denunciarne la loro possibile estinzione, a volte semplicemente per evidenziarne la preziosa presenza, come nel caso delle api che all’interno dell’ecosistema naturale rivestono un ruolo fondamentale.

Il contrasto dunque tra naturale e artificiale, tra immaginazione e realtà, è proposto dall’Artista in modo sistematico e provocatorio, quasi fastidioso, così da non passare inosservato e raggiungere l’obiettivo prefissato: far riflettere sul presente immaginando il futuro.

“Ape bionica 1” – tecnica: PET riciclato, 45x25x28 cm.

Nel panorama dell’arte italiana, e non solo, Marchi può dunque saldamente ricoprire un posto significativo nel variegato mondo degli artisti che in sintonia con il proprio tempo hanno scelto, con successo, materiali sintetici per la realizzazione delle proprie opere.

INFO
Opere in connessione
Danilo Marchi
Vernissage sabato 11 dicembre ore 17.00

Globart Gallery
via Aureliano Galeazzo 38
15011 Acqui Terme

dal 11 dicembre 2021 al 15 gennaio 2022
INGRESSO LIBERO

Catalogo in galleria

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We Wish You /we-wish-you/ Mon, 06 Dec 2021 11:54:00 +0000 /?p=12696 ⏰ lettura 3 min. L’associazione Accaventiquattro Arte è lieta di presentare “We Wish You”, il progetto speciale del duo Antonello Ghezzi dedicato alle festività natalizie e ideato per lo spazio espositivo dello studio BBS-pro di Prato, con la cura […]

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L’associazione Accaventiquattro Arte è lieta di presentare “We Wish You”, il progetto speciale del duo Antonello Ghezzi dedicato alle festività natalizie e ideato per lo spazio espositivo dello studio BBS-pro di Prato, con la cura di Davide Sarchioni.

Il lavoro di Nadia Antonello (Cittadella, 1985) e Paolo Ghezzi (Bologna, 1980) si caratterizza per il valore poetico e l’aspetto partecipativo attraverso cui l’arte diventa un mezzo per far riflettere, per far vivere meglio e far sognare, entrando nella vita quotidiana con opere e installazioni interattive che coniugano tecnologia, realtà e poesia.
We Wish You” è la locuzione utilizzata per augurare un evento positivo che introduce inequivocabilmente all’atmosfera festosa e sognante del Natale, alle luci sfavillanti degli alberi addobbati, alla note di canzoni indimenticabili che ogni anno risuonano come un mantra fuori e dentro di noi per riportarci ai ricordi d’infanzia e ricongiungerci alla dimensione degli affetti familiari e amicali con i quali condividere un bilancio sull’anno trascorso, sollecitando un momento di riflessione interiore che spinge a desiderare un mondo migliore e a migliorarsi.

“We Wish You” diventa così l’espressione legata ai desideri più intimi di ognuno di noi affinché si realizzino, che attiene al senso profondo delle opere di Antonello Ghezzi presentate in questo progetto espositivo suddiviso in tre interventi distinti, ma concomitanti e in reciproca relazione.

We Wish You

Il primo è costituito dall’ “Albero cosmico”, una grande installazione centrale che invade lo spazio espositivo, appositamente ideata da Antonello Ghezzi ai quali è stato chiesto di fornire una loro interpretazione del tradizionale Albero di Natale, a cui essa si rifà sotto l’aspetto iconologico poiché è contraddistinta da tre elementi: un elemento orizzontale (chioma), uno verticale (fusto) e il puntale.

Il titolo nasce da una ricerca sull’origine dell’Albero di Natale che era un simbolo di unione tra la terra e il cielo e veniva addobbato per il solstizio di inverno con decorazioni che rappresentavano il Sole, la Luna e le stelle e di cui l’opera ne è la rievocazione.

Centinaia di luci natalizie, colorate e intermittenti, sono collocate a terra per comporre un grande cerchio da cui si erge una lunga ed esile asse luminosa con luce fissa che arriva fino alla trave del soffitto. Al suo culmine si interseca con una striscia di luce inclinata che funge da puntale o da stella cometa e si accende come un bagliore al passaggio in tempo reale di una stella cadente. Ciò è possibile grazie a un collegamento streaming permanente con il Radiotelescopio di Medicina in provincia di Bologna, concesso dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), che permette di captare in tempo reale e attraverso le onde radio i fenomeni dell’atmosfera, come i meteoriti. In questo modo il pubblico dello studio può sostare davanti all’albero con lo sguardo rivolto verso l’alto, in trepidante attesa di esprimere il proprio desiderio nell’attimo in cui sopraggiunge un lampo di luce.

We Wish You

Attorno all’”Albero Cosmico”, fulcro del progetto, ruotano diversi oggetti disposti alle pareti, opere realizzate in anni recenti che costituiscono il secondo intervento nello spazio espositivo. Sono specchi di varia foggia e dimensione recuperati da mobili dismessi sui quali gli artisti hanno inciso frasi e parole retroilluminate da una luce a LED. Riflettendosi nell’opera si può scorgere la propria immagine associata alle scritte luminose che emergono dalla superficie specchiante in tutta la loro evidenza quasi sussurrando messaggi alla parte più interna di noi, come se chi guarda recitasse quelle parole tornando ad ascoltarsi interiormente. Soltanto uno degli specchi esposti, anziché parole, presenta l’immagine di una nuvola azzurra che introduce a una dimensione onirica e surreale, restituendo l’idea sia visiva sia metaforica di Tenere la testa fra le nuvole.

Il terzo intervento è stato concepito come un’azione partecipativa che ha coinvolto 16 persone dello studio, invitate dal duo artistico a scrivere una parola legata a un desiderio o a un ricordo sul Natale. Ispirandosi ad ogni singola parola sono stati realizzati 16 specchi di dimensioni 30 x 30 cm ciascuno dei quali presenta una differente variazione della nuvola blu, quale emblema altamente evocativo della parola che si traduce in immagine. I 16 specchi sono diventati un’Edizione Speciale a tiratura limitata realizzata grazie a questa interazione, e custodisce i sogni e i desideri del Natale 2021 espressi da ognuno di loro. Anche l’Edizione Speciale di Antonello Ghezzi in esclusiva per lo studio BBS-pro costituisce un modello virtuoso di come l’arte possa interagire nei luoghi di lavoro favorendo esiti sorprendenti, di grande valore umano e culturale.

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Art Basel Miami Beach, il report /art-basel-miami-beach-il-report/ Sun, 05 Dec 2021 12:18:00 +0000 /?p=12685 ⏰ lettura 6 min. La prima Art Basel Miami Beach dall’inizio della pandemia si è chiusa sabato 4 dicembre 2021, tra segnalazioni di grosse vendite in tutti i settori dello show, con oltre 60.000 visitatori durante i suoi giorni […]

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La prima Art Basel Miami Beach dall’inizio della pandemia si è chiusa sabato 4 dicembre 2021, tra segnalazioni di grosse vendite in tutti i settori dello show, con oltre 60.000 visitatori durante i suoi giorni di apertura (30 novembre-1 dicembre per la VIP preview e 2-4 dicembre per l’apertura al pubblico), questi i dati che hanno permesso alla fiera svizzera di affermarsi nuovamente anche sul territorio americano dove la fiera ha rafforzato la sua posizione di evento culturale, attirando importanti collezionisti e istituzioni da 72 paesi negli Stati Uniti, in America Latina, Europa e Africa.

Art Basel Miami Beach © Art Basel

Art Basel non ha tralasciato le visite virtuali OVR (online viewing room), ormai un tassello fondamentale che completa  l’esposizione fisica in presenza, infatti dopo i successi online di Hong Kong e Basilea, Art Basel Live ha ampliato le gallerie partecipanti dello show online al pubblico virtuale di tutto il mondo

L’edizione 2021 di Art Basel Miami Beach – la prima fiera in presenza di Art Basel negli Stati Uniti dal 2019 – ha riunito ben 253 importanti gallerie internazionali provenienti da 36 paesi e territori, presentando opere d’arte di elevata qualità, spaziando dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alle opere digitali. 

Biancoscuro Ar Magazine ad Art Basel Miami Beach

44 gallerie hanno partecipato alla fiera per la prima volta, tra cui: Central Galeria e Galeria Estação di San Paolo, Curro di Guadalajara, Galeria Patricia Ready di Vitacura, Proyectos Ultravioleta di Città del Guatemala, Wilding Cran Gallery di Los Angeles, Reyes Finn di Detroit, Daniel Faria Gallery di Toronto e Gallery Hyundai di Seoul.

La mostra di quest’anno è stata più diversificata che mai e ha accolto quattro partecipanti per la prima volta dall’Africa, tra cui la Afriart Gallery di Kampala; First Floor Gallery di Harare / Victoria Falls; SMAC Art Gallery con sale a Cape Town, Johannesburg e Stellenbosch; e Rele Gallery con spazi a Lagos e Los Angeles.

In riconoscimento del mutevole panorama delle gallerie, quest’anno Art Basel e il suo comitato di selezione hanno alleggerito molti dei requisiti per la domanda di partecipazione, incluso il numero minimo di mostre che una galleria deve avere in un anno, la necessità di uno spazio permanente ed il numero di anni di attività. I cambiamenti hanno permesso alla fiera di accogliere una gamma più ampia di partecipanti per la prima volta, tra cui la nuovissima Nicola Vassell a New York e la Kendra Jayne Patrick Gallery.

Art Basel Miami Beach © Art Basel

La partecipazione dei collezionisti quest’anno è stata altrettanto internazionale come negli anni passati, con importanti collezionisti privati e istituzioni provenienti da 72 paesi in Nord e Sud America, Europa, Africa, Asia e Medio Oriente in visita alla fiera, oltre a importanti mecenati e curatori da oltre 170 musei e organizzazioni culturali tra cui: Blanton Museum of Art, Austin; ICA Boston; il Metropolitan Museum of Art, New York; MOCA Los Angeles; MUAC (Museo Universitario Arte Contemporáneo), Città del Messico; Museo Tamayo, Città del Messico; Nasher Museum of Art alla Duke University, Durham; New Museum, New York; Gallerie Serpentine, Londra; Museo d’Arte di Tel Aviv; Il Museo Solomon R. Guggenheim, New York; Fondazione Tate America, New York; Walker Art Center, Minneapolis; e Whitney Museum of American Art, New York.

“Questa mostra segna la prima fiera d’arte veramente internazionale che si svolge negli Stati Uniti dall’inizio della pandemia”, afferma Marc Spiegler, Global Director, Art Basel. “È stato incredibile assistere di nuovo all’energia nelle sale e all’enorme domanda repressa di vedere, acquistare e vendere arte di persona. Abbiamo presentato una gamma molto più diversificata che mai, rendendo questo spettacolo particolarmente vivace e ricco di nuove scoperte.’

Art Basel Miami Beach © Art Basel

Dopo il successo di Basilea e Hong Kong, Art Basel Live ha amplificato le presentazioni ‘in loco’ a Miami Beach, con un programma digitale comprendente sale di visualizzazione online, conversazioni in live streaming e trasmissioni sui social media che hanno trasmesso la vivacità dello show.

Art Basel ha implementato le misure sanitarie per creare un ambiente sicuro, inclusa una politica di mascherine obbligatorie all’interno della sede. Inoltre, è stato messo in atto un sistema di ingresso temporizzato per controllare l’occupazione all’interno dei padiglioni.

Numerose le gallerie che hanno condiviso il loro entusiasmo per la partecipazione all’edizione 2021 di Art Basel Miami Beach:

“Come espositore per la prima volta ad Art Basel Miami Beach e come galleria con sede a Kampala, Uganda, Africa, eravamo più che entusiasti di essere alla fiera e di farlo bene. La nostra presenza qui dimostra che il mondo si sta aprendo a una varietà di voci artistiche e lascio la fiera più ottimista sul futuro del mondo dell’arte.”

Daudi Karungi, Direttore, Afriart Gallery, Kampala

“Una grande vittoria per Miami e il metaverso questa settimana! Siamo stati entusiasti di inserire così tante opere della fiera in grandi collezioni, inclusi pezzi di Robert Nava e Marina Perez Simão con musei. Art Basel ci ha offerto nuove opportunità anche nella sfera digitale: l’incontro di menti creative e innovatori tecnologici alla fiera ha fornito carburante per i nostri artisti digitali, incluso il debutto di diversi NFT.”

Marc Glimcher, Presidente e CEO, Pace Gallery, New York, Palo Alto, Palm Beach, Hong Kong, Seoul, Ginevra, Londra

“Siamo stati così contenti di vedere Art Basel Miami Beach tornare in pieno svolgimento, e davvero incoraggiati ad aver incontrato così tante nuove persone in questa edizione della fiera. Sembrava un cambio di marcia, ancora più energia rispetto alla precedente fiera pre-pandemia. La settimana è stata sicuramente un grande successo per noi, con vendite veloci, ed è stato davvero gratificante fare di nuovo queste vendite di persona allo stand. Stiamo partendo alla grande avendo davvero apprezzato tutto ciò che la scena artistica in espansione di Miami ha da offrire.”

Thaddaeus Ropac, Fondatore, Thaddaeus Ropac, Londra, Parigi, Salisburgo, Seoul

“È stato bello tornare a Miami. L’entusiasmo tra i collezionisti, i curatori e i consulenti è stato meraviglioso e le conversazioni sono state incredibilmente vivaci: tutto un rassicurante promemoria che il mondo dell’arte è davvero una comunità e che Art Basel Miami Beach è la sua fiera principale negli Stati Uniti. Abbiamo trascorso un primo giorno fantastico con quasi 20 opere vendute, tra cui diverse, come i dipinti di Christina Quarles e Rashid Johnson, che sono andate alle principali istituzioni. Ogni opera nel nostro stand proveniva dai nostri artisti e lasciti della nostra galleria, quindi l’entusiasmo di collezionisti privati e istituzionali è stato per noi ancora più gratificante. È chiaro che l’arte americana continua a guidare il mercato con la massima qualità come stella polare sulla bussola.”

Marc Payot, Presidente, Hauser & Wirth, Hong Kong, Londra, Los Angeles, New York, Somerset, St. Moritz, Zurigo, Gstaad, Minorca

“Siamo stati entusiasti di partecipare per la prima volta ad Art Basel Miami Beach con Karon Davis. Le vendite non avrebbero potuto essere più forti, ed è stato un onore esporre con le altre gallerie del settore Positions. Non vediamo l’ora di tornare l’anno prossimo.”

Anthony Cran, proprietario, Wilding Cran Gallery, Los Angeles

“Abbiamo avuto un Art Basel Miami Beach di grande successo e siamo stati felici di essere tornati alla fiera. La qualità dei visitatori durante le giornate di anteprima è stata eccellente, con la partecipazione di collezionisti, curatori e direttori di musei di alto livello. Il ritmo leggermente più rilassato ci è piaciuto molto, dandoci la possibilità di avere conversazioni approfondite sui nostri artisti e sulle opere in mostra. Le vendite sono state molto forti su tutta la linea e abbiamo lasciato Miami di buon umore!”

Monika Sprüth, comproprietario, Sprüth Magers, Berlino, Londra, Los Angeles, Hong Kong

“La nostra prima presentazione al settore Gallerie di Art Basel Miami Beach è stata un’esperienza fantastica. Abbiamo incontrato nuovi collezionisti e ci siamo ritrovati con molti vecchi amici. Le vendite sono state forti e abbiamo inserito il lavoro per ogni artista nel nostro stand, incluso un dipinto di Jameson Green all’ICA Miami e uno stand esaurito di Ellen Lesperance Kabinett.”

Derek Eller, Proprietario, Derek Eller Gallery, New York

“Siamo tornati a Miami Beach dopo due anni con un’enorme energia e ottimi colleghi, clienti e curatori da tutto il mondo: molti vecchi e molti completamente nuovi per il nostro programma. I collezionisti statunitensi, in particolare, sono arrivati ​​con un vero desiderio di acquistare: le vendite sono state rapide e forti per un’ampia varietà dei nostri artisti e proprietà, con collocamenti in importanti collezioni private e istituzioni. Ci viene ricordato ancora una volta quanto sia di vitale importanza la fiera d’arte per la nostra comunità e il nostro ecosistema.”

Xavier Hufkens, Proprietario, Xavier Hufkens, Bruxelles

“Miami è tornata con il botto. È chiaro che c’era domanda e desiderio di vedere l’arte di persona, con conseguenti forti posizionamenti con musei e collezioni private tra cui l’acquisizione del lavoro di Dominic Chambers da un importante museo in Cina, al posizionamento di più opere di Teresita Fernández per oltre $ 1,3 milioni. Insieme alla nostra presentazione stagionale delle nuove opere di Do Ho Suh a Palm Beach, la fiera ci ha dato fiducia chiudendo il 2021 e guardando avanti al prossimo anno.”

David Maupin, co-fondatore, Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, Seoul e Londra

“Quest’anno siamo venuti sperando e aspettando che la fiera fosse molto focalizzata sui collezionisti delle Americhe, ma siamo stati molto contenti di vedere che anche gli europei e gli asiatici sono arrivati ​​in numeri solidi. Abbiamo incontrato un certo numero di nuovi clienti e ci siamo anche rimessi in contatto con così tanti clienti in corso. I risultati sono stati davvero forti e hanno riconfermato per noi la posizione di leader della fiera negli Stati Uniti e il loro sostegno al nostro programma.”

Javier Perés, fondatore, Peres Projects, Berlino

Art Basel Miami Beach © Art Basel

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12 Apostoli /12-apostoli/ Fri, 03 Dec 2021 10:34:00 +0000 /?p=12667 ⏰ lettura 3 min. La Takeawaygallery, in occasione dei 12 anni della Galleria, ha voluto invitare 12 artisti con cui collabora da anni ad esporre al Teatro Arciliuto. Coerente con il proprio percorso e giocando con i numeri, presenta […]

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La Takeawaygallery, in occasione dei 12 anni della Galleria, ha voluto invitare 12 artisti con cui collabora da anni ad esporre al Teatro Arciliuto. Coerente con il proprio percorso e giocando con i numeri, presenta l’evento con il titolo “ 12 Apostoli”. La mostra non vuole essere un approfondimento o una critica del Cenacolo di Leonardo o dell’iconografia dei 12 Apostoli, ma una rivisitazione e una riflessione sul Cenacolo visto in chiave contemporanea: gli artisti si confronteranno con il tema guardando soprattutto al futuro. E ancora una volta la Takeawaygallery presenta le opere in una location non convenzionale: già in passato aveva organizzato rappresentazioni teatrali all’Hawtan Space, “Solo Anna” con LidiaVitale (2013) e l’evento musicale in occasione dei 10 anni della galleria al Teatro Parioli (2019). È la volta adesso del Teatro Arciliuto, per una nuova collaborazione che vuol essere anche una spinta e un sostegno alla ripresa del cinema, del teatro e del mondo dello spettacolo.

Il Teatro Arciliuto, “Teatro della Musica e della Poesia” nel cuore della Roma antica, è un luogo unico nel suo genere. A detta del pubblico, ma soprattutto degli artisti che lo frequentano, è un luogo magico per la musica dal vivo e per pièce teatrali particolari e negli ultimi anni anche per le mostre d’arte. Ha una programmazione snella che viene definita a breve, quasi di mese in mese, per lasciare anche la disponibilità alle richieste di eventi personalizzati di tipo privato. 

È situato nell’antico e nobile “Palazzo Chiovenda”, nella piccola piazzetta di Montevecchio, compresa tra Via dei Coronari, il Chiostro del Bramante e Via della Pace, ed al suo interno sono presenti e visibili reperti artistici di alto valore storico. Al piano di ingresso il salottino musicale, e poi la sala teatro ed altre sale accoglienti per degustazioni, aperitivi e cene. Il Teatro ha una capienza complessiva di 100 persone. Il Teatro Arciliuto, aperto nel 1967 dall’artista musicista e poeta Enzo Samaritani, ed oggi con la direzione artistica e organizzativa di Giovanni Samaritani, è un’attività di successo familiare che appartiene alla storia di Roma.

Gli artisti selezionati rappresentano il percorso fatto dalla Takewaygallery in questi 12 anni, dalla pittura, alla fotografia ma soprattutto dalle installazioni site specific ai grandi interventi di installazioni ambientali. Oltre 40 le location, con la peculiarità di una programmazione dinamica anche fuori dalle mura della galleria, sia in spazi canonici, sia fuori dal circuito consueto dell’Arte.

Takeawaygallery ha organizzato mostre di pittura o installazione pittorica, come “Oh My Dog” di Claudio di Carlo all’AURUM di Pescara (2012) o “Nostos” di Vito Bongiorno al Museo di Arte Contemporanea di Alcamo TP (2019); installazioni site specific alle Case Romane del Celio con “In Aere in Aquis” di Marco Milia (2013) e “Latinorum” di Giancarlo Neri (2014); ed ancora “Stringhe” di Massimo Rizzuto ad Opera Unica dove per oltre 3 anni e mezzo si sono alternati oltre 100 artisti (2010/2013). Si continua poi con un intervento di Arte Urbana, “Vuoti di Memoria” di Ugo Spagnuolo, allestimento permanente presso la MetroA fermata di Porta Furba a Roma (2018). Vi sono poi le grandi installazioni ambientali, “Illusione” alle Cave Michelangelo di Carrara (2015) e “Fata Morgana” (2017) nel lago del Col d’Olen in Valle d’Aosta entrambe con Alberto Timossi, e l’ultima installazione scultorea eolica permanente “Horus” con Mauro Magni a Pietrapertosa PZ (2021). Si chiude la lista con i fotografi: da Gerald Bruneau, con la “Paolina in Vetrina” ad Opera Unica (2013), a “Punk Aristocracy” alla TAG Tevere Art Gallery di Massimo Scognamiglio nel 2016, e ancora “Leuko” di Dino Pedriali (2014), che dopo una lunga malattia ci ha lasciato circa un mese fa, e fece l’unica personale presentata nella storica sede di Via della Reginella Roma, ed infine ad Angelo Cricchi, sempre presente nelle collettive di fotografia da “Chiudere un Occhio” allo Studio Abate, San Lorenzo (2009), a “I Love Music” al Room26 Eur a Roma (2010/2011) a “La verità è nuda” da One Piece Art a Via Margutta Roma (2012). E tutti e quattro i fotografi hanno partecipato alla collettiva “Atto Secondo” presso Palazzo Velli Expo a Trastevere (2017).

Inoltre Takeawaygallery vuole ringraziare con chi, in questi 12 anni e in questa avventura, ha avuto l’onore e il piacere di collaborare: Achille Bonito Oliva, Lorenzo Canova, Maria Cavuoti, Luciano Corvaglia, Enzo Fiammetta, Marina Giustini, Barbara Martusciello, Luciano Massari, Carlotta Monteverde, Andrea Beck Peccoz, Salvatore Savoca.

INFO
12 Apostoli Takeawaygallery 2009/2021
Curata e ideata da Takeawaygallery

Inaugurazione giovedì 9 dicembre 2021 ore 18.30
Teatro Arciliuto
Piazza Montevecchio 5 - Roma 

Artisti: Vito Bongiorno, Gerald Bruneau, Angelo Cricchi, Claudio Di Carlo, Mauro Magni, Marco Milia, Giancarlo Neri, Dino Pedriali, Massimo Rizzuto, Massimo Scognamiglio, Ugo Spagnuolo, Alberto Timossi

Dal 9 dicembre 2021 al 6 febbraio 2022
Orari
tutti i giorni da giovedì a domenica 
ore 18.30 / 23.00

info@arciliuto.it  
takeawaygallery@gmail.com  

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BIANCOSCURO, l’editoriale di dicembre ’21 / gennaio ’22 /biancoscuro-leditoriale-di-dicembre-21-gennaio-22/ Wed, 01 Dec 2021 23:01:00 +0000 /?p=12649 ⏰ lettura 2 min. Finalmente, dopo l’edizione europea, Art Basel ritorna anche a Miami Beach, questa volta un’attesa di soli 24 mesi (27 quelli di attesa per Basilea). Dato il grande successo dell’edizione svizzera, le aspettative per questa si […]

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Finalmente, dopo l’edizione europea, Art Basel ritorna anche a Miami Beach, questa volta un’attesa di soli 24 mesi (27 quelli di attesa per Basilea). Dato il grande successo dell’edizione svizzera, le aspettative per questa si sono elevate ancora di più nonostante l’ormai costante problema sanitario che tiene l’economia globale sul filo del rasoio. É proprio per questo motivo “economico” che a Basilea, a settembre, è stato stanziato un fondo (ne parlo approfonditamente all’interno della rivista) per sopperire alle eventuali mancate vendite e coprire così le spese sostenute dal gallerista per partecipare. I costi per la partecipazione a questo evento mondiale non sono indifferenti (la metratura minima dello stand, il trasporto delle opere e relativa assicurazione, la progettazione dello stand e dell’allestimento, la cura durante la settimana di fiera, sono solo alcuni dei costi che bisogna sostenere), ma più della metà dei partecipanti ha rinunciato allo speciale fondo, a dimostrazione dello spirito di collettività e solidarietà tra galleristi.

Art Basel Miami Beach © Courtesy Art Basel

Molti organizzatori fieristici italiani (ma anche francesi, tedeschi, austriaci e spagnoli) dovrebbero prendere spunto da quello che Art Basel fa in Svizzera, Stati Uniti e Hong Kong: sostenere e promuovere gli espositori, siano essi galleristi o editori, che svolgono un ruolo fondamentale nel mercato dell’arte, contribuendo a mantenere vivo e sano l’ecosistema artistico mondiale.

So di poter scatenare diverse polemiche con questo pensiero, e so benissimo che chi ha “le spalle coperte” può permettersi di coprirle a sua volta, ma c’è un’altra iniziativa lodevole di Art Basel (che potrebbe far chiunque): è aver introdotto un modello di tariffazione a scala mobile, in base al quale le gallerie con stand più piccoli pagano un prezzo al metro quadrato inferiore rispetto alle gallerie con stand più grandi. 

Purtroppo da noi è il contrario e le grandi gallerie a volte pagano meno delle piccole gallerie, alcune sono avvantaggiate rispetto alle realtà più giovani e questo, a lungo andare, mina pesantemente le basi del sistema, che rischia di crollare. Il rischio è proprio quello della rottura di questo delicato equilibrio che permette a piccole gallerie sperimentali di fare ricerca e scouting di artisti emergenti, trovandosi a non poter più competere in un mercato fatto di (e per) dinosauri, e per “dinosauri” intendo meccanismi vecchi, grossi, lenti e ovviamente destinati all’estinzione.

Questa mia provocazione deve farci riflettere in maniera seria, d’altronde dicembre è il momento tipico per fare il bilancio dell’anno che volge al termine, per capire dove migliorare, per gioire dei traguardi raggiunti e per porsi nuovi obiettivi. 

A voi quindi il mio augurio di un nuovo inizio, i migliori auguri di Buone Feste ed un magnifico 2022, e naturalmente…
buona lettura!

Vincenzo Chetta Direttore Biancoscuro

Vincenzo Chetta
Direttore
BIANCOSCURO Art Magazine

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BIANCOSCURO Art Magazine! On-line il numero #49 /biancoscuro-art-magazine-on-line-il-numero-49/ Wed, 01 Dec 2021 10:11:45 +0000 /?p=12646 ⏰ lettura < 1 min. “BIANCOSCURO Rivista d’Arte”, sfoglia qui la versione web di BIANCOSCURO Art Magazine #49 (dicembre 2021 / gennaio 2022) oppure richiedi la tua copia cartacea o se vuoi, scarica la versione integrale.  Iscriviti alla nostra mailing list per essere costantemente […]

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Stiamo lavorando al numero #50 di BIANCOSCURO
FEBBRAIO/MARZO 2022

Le fiere più importanti del prossimo numero saranno:

Art Basel Hong Kong, Art Dubai, Arte Genova, Vernice Art Fair, ArtParma Fair, PaviArt, Art Karlsruhe.

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Creatività è inventare, sperimentare, crescere, assumersi dei rischi, rompere regole, fare errori e divertirsi“.
Mary Lou Cook

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Stefano Barattini e le sue geometrie rurali /stefano-barattini-e-le-sue-geometrie-rurali/ Tue, 30 Nov 2021 10:33:00 +0000 /?p=12656 ⏰ lettura 4 min. Stefano Barattini è il vincitore, nella sezione Fotografia, del primo premio del BAC ‘21 – BIANCOSCURO Art Contest. Si è dunque aggiudicato il prestigioso Premio Copertina assegnato dalla Giuria BIANCOSCURO durante la Cerimonia Ufficiale al […]

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Stefano Barattini è il vincitore, nella sezione Fotografia, del primo premio del BAC ‘21 – BIANCOSCURO Art Contest. Si è dunque aggiudicato il prestigioso Premio Copertina assegnato dalla Giuria BIANCOSCURO durante la Cerimonia Ufficiale al Grand Visconti Palace di Milano. Ho avuto la possibilità di poter approfondire la sua arte fotografica e conoscere meglio il suo operato. Barattini ha vinto il premio con l’opera intitolata“Trittico orizzontale 04” della serie Geometrie rurali, un ambizioso progetto che porta avanti dal 2019 e vede la fotografia aerea tramite drone come protagonista.


“Trittico orizzontale 01“
stampa su carta 100% cellulosa di cotone con inchiostri a pigmento e nero carboncino.
Dimensione singola immagine 25×20 cm. Dimensione trittico, con passepartout e cornice, 100×40 cm.
Tiratura limitata 5 copie

La sua è una ricerca mirata a scoprire quali geometrie si nascondono nella costruzione e gestione dei campi agricoli lavorati dall’uomo.
Il drone permette una visione differente da chi fotografa con i “piedi per terra” ed è in grado di regalare immagini del territorio difficilmente raggiungibili dall’occhio umano se non volando su elicotteri o aerei da turismo.


“Trittico orizzontale 02“
stampa su carta 100% cellulosa di cotone con inchiostri a pigmento e nero carboncino.
Dimensione singola immagine 25×20 cm. Dimensione trittico, con passepartout e cornice, 100×40 cm.
Tiratura limitata 5 copie

Ma chi è Stefano Barattini, e come ha cominciato la sua carriera che lo ha portato alla copertina di BIANCOSCURO
Barattini ha iniziato a fotografare nel 1979, quando ha cominciato a viaggiare per il mondo, legando così di fatto, indissolubilmente, la  sua fotografia al viaggio.
Dal 1990 al 1995 ha collaborato con la rivista Mototurismo ed in seguito con Scooter Magazine, dove ha pubblicato diversi reportage. Ha preso una piccola pausa di riflessione, nel periodo in cui stava nascendo l’era digitale, per poi riprendere nella sua passione adattandosi alle nuove tecnologie, ma sempre legandola ai viaggi, soprattutto a quelli in Africa. 


“Trittico orizzontale 03“
stampa su carta 100% cellulosa di cotone con inchiostri a pigmento e nero carboncino.
Dimensione singola immagine 25×20 cm. Dimensione trittico, con passepartout e cornice, 100×40 cm.
Tiratura limitata 5 copie

La sua “passione” ed il suo “obiettivo” sono sempre attratti da architettura e spazi suburbani in continua crescita, comincia quindi, con grande interesse e soddisfazione, a fotografare i luoghi abbandonati, soprattutto le aree industriali. 
Questi luoghi sono posti particolari che emanano un fascino unico, fatto di luci e ombre, di polvere, odori e grandi silenzi,  ma soprattutto di ricordi. E sono questi ricordi, queste tracce del passato, che Stefano Barattini va a cercare e che cattura con la sua macchina fotografica, perdendosi negli ambienti alla ricerca dell’inquadratura adatta e della luce perfetta per meglio rappresentare il luogo. Una sorta di universo parallelo che vive a poca distanza da noi e che la fotografia contribuisce a riportare in vita fissando quell’istante per sempre.


“Trittico orizzontale 04“
stampa su carta 100% cellulosa di cotone con inchiostri a pigmento e nero carboncino.
Dimensione singola immagine 25×20 cm. Dimensione trittico, con passepartout e cornice, 100×40 cm.
Tiratura limitata 5 copie

All’inizio del 2019 affianca al suo progetto “Urbex” (esplorazione urbana, dall’inglese urban exploration), il progetto “Geometrie Rurali” ricercando luoghi idonei e realizzando degli scatti fotografici che hanno impiegato quasi sette mesi, da marzo a ottobre, per essere realizzati.
Spinto dall’acquisto di un drone (con il quale effettivamente voleva sperimentare un diverso punto di vista fotografico) ad indirizzarsi verso questo progetto, l’artista ha cominciato quindi scrutando il territorio ed effettuando alcune riprese di prova per meglio capire come utilizzare questo nuovo strumento. Sorvolando la campagna tra Lombardia e Piemonte, cominciò a notare quanto i campi arati, con le diverse colture, avessero tutti un fattore in comune: la geometricità ed il cromatismo.


“Trittico orizzontale 05“
stampa su carta 100% cellulosa di cotone con inchiostri a pigmento e nero carboncino.
Dimensione singola immagine 25×20 cm. Dimensione trittico, con passepartout e cornice, 100×40 cm.
Tiratura limitata 5 copie

Questi elementi non sono percepibili dal basso, l’altezza umana non ci consente di avere una visione ortogonale, risultano perciò immediatamente interessanti, ricordando, alla lontana, la fotografia di Mario Giacomelli ed i suoi bianco/neri di campi arati scattati utilizzando l’aereo di un amico. Barattini, a questo punto, cominciò a cercare nuovi disegni, nuove cromie, nuove forme concrete che, dalla realtà di un semplice campo, diventassero immagini astratte. Conclusa la documentazione fotografica ha deciso di realizzare un’esposizione articolata in diversi formati. Immagini singole e trittici tematici nei quali ha collegato gli scatti per geometria, colore e forma.


“Trittico orizzontale 06“
stampa su carta 100% cellulosa di cotone con inchiostri a pigmento e nero carboncino.
Dimensione singola immagine 25×20 cm. Dimensione trittico, con passepartout e cornice, 100×40 cm.
Tiratura limitata 5 copie

La mostra fotografica è stata ospitata con grande successo presso “Casa Museo Spazio Tadini” a Milano dal 24 gennaio al 22 febbraio 2020 e dal 26 ottobre al 6 novembre al Milano Photo Festival.
In queste mostre l’artista ha potuto esporre 14 immagini singole, 6 trittici orizzontali, 2 trittici verticali ed 1 grande trittico orizzontale in formato 150×60 cm. Tutte queste immagini sono rigorosamente riprodotte in tiratura limitata a 5 copie su carta fine art 100% cellulosa di cotone e inchiostri a pigmento con nero a carboncino, corredate di certificato di autenticità.

Non posso far altro che rinnovare le congratulazioni per i traguardi raggiunti, ringraziandolo del tempo che ci ha dedicato raccontando a tutti noi la nascita di questo nuovo, entusiasmante, ciclo di fotografie.  


Stefano Barattini nel suo studio

INFO
instagram.com/stefanobarattini58
flickr.com/stefano_barattini

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Manuel Canelles – In Vitro /manuel-canelles-in-vitro/ Mon, 29 Nov 2021 15:50:45 +0000 /?p=12621 ⏰ lettura 2 min. Venerdì 3 dicembre 2021 alle ore 18.30, presso 00a gallery di Merano c/o Villa Dolores, via Laurin 18, verrà inaugurata IN VITRO, esposizione personale dell’artista Manuel Canelles, presentata in forma di studio. In Vitro è […]

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Venerdì 3 dicembre 2021 alle ore 18.30, presso 00a gallery di Merano c/o Villa Dolores, via Laurin 18, verrà inaugurata IN VITRO, esposizione personale dell’artista Manuel Canelles, presentata in forma di studio.

In Vitro è un progetto che ha origine da un’esperienza personale dell’artista il quale in Alsazia, guidato dai racconti di una famiglia ebraica, si mette alla ricerca di uno spazio enorme e sconvolgente. Un’insieme di architetture industriali che venivano utilizzate come fabbriche di materiali bellici all’interno del quale centinaia di persone di origini ebraica venivano “utilizzate” fino allo stremo. Nessuno sa più nulla di preciso di quel luogo. Il velo di oblio che è caduto su di esso annulla la certezza che esso si realmente esistito. È ancor meno sicuro che sia questo il luogo di cui parlava il racconto. L’artista gioca su questa incertezza e sul mistero che filtra dalle vetrate, in una sorta di contemplazione visiva, al confine tra la suggestione gotica e l’esperimento in laboratorio. Canelles non ritrae solamente la natura che si riappropria di uno spazio umano (contrappasso inevitabile del cambiamento climatico) ma di organismi che si svelano attraverso il nostro sguardo, trattando l’elemento dell’ombra e dell’oscurità come paradigmi ingranditi, da cui non prendere le distanze, ma anzi con cui prendere confidenza. Dice l’artista: «Cosa ci fosse nei vetri stento tuttora a dirlo. Se fossero creature del passato che gettano la loro luce sul presente o il contrario. So che il mio occhio, il mio corpo, la mia esperienza psichica ne hanno respirato il balenare improvviso.»

Nel testo del catalogo il critico Michele Fucich continua: «Difficile dire cosa sia questo guardare – o vedere – quando ogni finestra presuppone un fuori. Se qui un fuori c’è, si fa percepire sbiadito, a frammenti: alla stregua di squarci di vecchie albumine o di paesaggi pittorici ottocenteschi ritagliati ed apposti. Il dentro a cui ci si riferisce è in sé un’altra cosa. La cornice presto scompare in questo vedere col corpo. I vetri divengono lastre. “In vitro” è un affiorare di “immagini dialettiche” nel senso benjaminiano dell’incontro con un passato presunto, che non è il passato, ma che ci viene incontro unendo fulmineamente l’“è stato” e l’“adesso”, forse un “domani”, per poi di nuovo perdersi nel vortice che l’ha generato, come ad ogni risveglio.»

Manuel Canelles, artista e curatore, si muove da oltre vent’anni in un territorio al confine fra video, fotografia, installazione e performance. La sua ricerca indaga la condizione provvisoria e ambigua della memoria, problematizzando il confine tra realtà e rappresentazione e ponendo al centro della ricerca l’enigmaticità dello spazio e l’indefinitezza dei corpi che lo abitano. I suoi lavori partecipano ai più rilevanti eventi di arte contemporanea. 

INFO
Manuel Canelles
In Vitro

Inaugurazione 3 dicembre 2021 ore 18.30
Fino al 23 dicembre 2021

00a gallery
Villa Dolores
Via Laurin 18 
Merano (BZ)
www.00agallery.com

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Omorfosi /omorfosi/ Fri, 26 Nov 2021 10:01:00 +0000 /?p=12630 ⏰ lettura 2 min. Un ventre, una nave spaziale, una grotta, sono alcune delle parole che possono divenire metafora dell’universo che Simone ci propone, dove lui stesso si sottopone come esperimento per riflettere su vita e morte, nel senso […]

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Un ventre, una nave spaziale, una grotta, sono alcune delle parole che possono divenire metafora dell’universo che Simone ci propone, dove lui stesso si sottopone come esperimento per riflettere su vita e morte, nel senso più letterale ma anche in quello intellettuale e spirituale provando a immaginare e disegnare dei dispositivi organici dove ognuno potrebbe volontariamente entrare per spogliarsi di ciò che non serve più e rinascere ancora. Questo universo è abitato da creature in diversi stati di dormiveglia, sembrano consegnate pienamente a quel desiderio di evoluzione, di reinvenzione, ci sono semi-piante, esperimenti, tracce a metà strada fra oggetto e macchina e una presenza/assenza che alimenta la metamorfosi delle crisalidi. Osserviamo queste figure tornate ad uno stato primitivo, altre invece sveglie, ignoriamo se stanno per iniziare il viaggio della metamorfosi o se sono nella fase del risveglio, ognuna sembra porci delle domande sui ricordi, sull’infanzia, sulla morte e le perdite ma ci pongono anche davanti alla prospettiva di poter ricostruire sempre, come il giaciglio che ci racconta di qualcuno che è già partito, attraverso il portale di uscita nell’attesa di tornare ed entrare in crisalidi di ogni tipo, consapevole della potente capacità di trasformazione che ci rende umani.

INFO
Personale di Simone del Sere

Inaugurazione 8 Dicembre alle 17:00
Aperta dal 9 al 12 Dicembre 2021

A cura di 
Sandra Miranda Pattin & Francesca Morozzi 
Assistant Curator 
Isabella Tamayo

Chiasso Perduto
Via de' Coverelli 4R
50125 Firenze

www.chiassoperduto.com
@chiassoperduto

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Presentazione del catalogo ragionato della scultura di Francesco Somaini /presentazione-del-catalogo-ragionato-della-scultura-di-francesco-somaini/ Wed, 24 Nov 2021 15:49:00 +0000 /?p=12584 ⏰ lettura 2 min. Giovedì 25 novembre alle 18.30 alla Fondazione Somaini  (Corso di Porta Vigentina 31, Milano – ingresso da Via Cassolo, di fronte al civico 3) sarà presentato il Catalogo ragionato della scultura di Francesco Somaini a cura di Enrico Crispolti […]

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Giovedì 25 novembre alle 18.30 alla Fondazione Somaini  (Corso di Porta Vigentina 31, Milano – ingresso da Via Cassolo, di fronte al civico 3) sarà presentato il Catalogo ragionato della scultura di Francesco Somaini a cura di Enrico Crispolti e Luisa Somaini edito da Skira.

Intervengono:

Luisa Somaini, Presidente della Fondazione

Francesco Tedeschi e Fulvio Irace, Comitato scientifico della Fondazione

Luca Pietro Nicoletti, Comitato scientifico dell’Archivio Crispolti di Roma

Ingresso su prenotazione e con obbligo di Green Passfondazionesomaini@gmail.com

Incontro visibile in streaming sul canale You Tube della Fondazione e in videoconferenza su Microsoft Team

Ordinato cronologicamente e suddiviso secondo le diverse tipologie operative che si riscontrano nel corso dell’amplissima attività creativa dell’artista (Lomazzo 1926 – Como 2005), il volume costituisce un nuovo punto di vista privilegiato per conoscere a tutto tondo l’intero sviluppo della sua carriera, da cui emerge la straordinaria ricchezza delle opere che lo hanno reso internazionalmente famoso, nonché la grande varietà dei diversi cicli che hanno costituito la sua attività creativa.

Frutto del monumentale e capillare lavoro di catalogazione, archiviazione e documentazione di autenticità svolta dall’Archivio Francesco Somaini, diretto da Luisa Somaini, il Catalogo ragionato è il primo percorso esaustivo del corpus della scultura dell’artista. Costituito da oltre 700 pagine, presenta in apertura un ampio saggio recente di Enrico Crispolti e un’accurata antologia critica e ulteriori approfondimenti storico-artistici a cura di Luisa Somaini.

Completamente illustrato in bianco e nero con ampi inserti di immagini a colori, il Catalogo comprende oltre 2500 opere realizzate tra il 1936 e il 2001, accompagnate da schede che ne offrono una puntuale analisi bibliografica ed espositiva. Sono così documentate le opere dagli anni della formazione alle prime sculture eseguite nell’immediato dopoguerra (nel contesto delle Avanguardie europee dell’epoca), le opere degli anni Cinquanta e Sessanta, relative alle stagioni concretista e informale, quelle degli anni Settanta e dell’ultima stagione creativa, contraddistinta dalla riscoperta del mito e dall’esecuzione di nuove, importanti opere monumentali. 

Il volume si presenta quindi come uno strumento essenziale e aggiornato di conoscenza dell’opera di Somaini per gli studiosi, i collezionisti, i galleristi e gli operatori museali.  

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La violenza non è amore – Installazione di Anna Izzo /la-violenza-non-e-amore-installazione-di-anna-izzo/ Tue, 23 Nov 2021 15:53:32 +0000 /?p=12600 ⏰ lettura 3 min. Il giorno 25 novembre 2021 alle ore 18.00, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, verrà presentata, nello spazio di ingresso della Rocca Perugina di Città della Pieve, l’installazione scultorea […]

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Il giorno 25 novembre 2021 alle ore 18.00, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, verrà presentata, nello spazio di ingresso della Rocca Perugina di Città della Pieve, l’installazione scultorea La violenza non è amore di Anna Izzo.

La scultura monumentale verrà inaugurata alla presenza, oltre che dell’artista, del Sindaco di Città della Pieve, Fausto Risini, e di diverse personalità del mondo della cultura e della politica. L’iniziativa si avvale del patrocinio del Comune di Città della Pieve; l’installazione sarà visitabile fino al 31 marzo 2021. 

“Un cuore d’acciaio, rosso, simbolo di amore e vita, rinchiuso all’interno di una gabbia, primitivo strumento di tortura e morte, tra sbarre coperte di ruggine, trafitto e appeso ad un gancio: la scultura di Anna Izzo è un grido scomodo e stridente che si ode anche nel silenzio più assordante e da cui non è possibile distogliere lo sguardo. L’artista imprime segni dolorosi alla materia, la plasma conservandone la durezza e la resistenza, ne calibra le forme ampliandole a dimensioni innaturali, costringe alla rimozione di uno stereotipato processo di narrazione basato sull’inerzia, sull’indifferenza e su strategie di occultamento e minimizzazione della violenza. Genera, in tal modo, un inusuale luogo di riflessione sui meccanismi di scomposizione e ricostruzione delle identità, sempre in progressivo divenire e in continuo confronto/scontro nei ruoli e negli ambiti sociali ed economici. La violenza non è amore afferma e suggella, con la sua evidente e inevitabile presenza, non più lo spazio di un istante nel quale riconsiderare le proprie relazioni ma una rivoluzione di pensieri ed azioni, una chiave di accesso a delle diverse politiche attive sul territorio che esulano da rappresentazioni radicate nelle convenzioni socio-culturali di un passato conosciuto e di un presente in via di definizione. Le gigantesche gabbie di Anna Izzo, alte quattro metri, a partire dalla scultura La violenza è una gabbia presentata a Capri nel 2020, sono gabbie emozionali, comportamentali e relazionali che riflettono un ordine normativo che chiude e rinchiude corpi e menti: l’artista compie, dunque, un passo verso una de-costruzione e de-consacrazione di un sistema non solo più individuale e personale ma comunitario e collettivo nel quale nuovi saranno i linguaggi, gli immaginari, le raffigurazioni, le conoscenze di una restaurata cittadinanza.”
(testo di Roberta Melasecca)

Anna Izzo,pittrice e scultrice, nasce a Taranto ma già adolescente si trasferisce a Sorrento dove il padre gallerista la introduce nel mondo dell’arte con una importante frequentazione di artisti della scuola napoletana. Le sue opere attraversano vari materiali, ferro, bronzo, resina, in una continua ricerca estetica innovativa. I suoi lavori hanno ricevuto consensi di importanti artisti: Arman, Daniel Spoerri, Mimmo Rotella, ecc. ed di illustri critici d’arte quali Costanzo Costantini, Vito Apuleio, Milena Milani, Linda De Sanctis, Ludovico Pratesi, Vittorio Sgarbi, Paolo Levi che hanno scritto e parlato di lei e dei suoi lavori con significativi apprezzamenti. Vive e lavora tra Roma e Siena ed espone in Italia e all’estero. Tra le ultime mostre: luglio 2016 Conference Center Hollywood USA; ottobre 2016 Jolly Madison New York; novembre 2016 Sofitel Conference Washington DC; dicembre 2016 Palazzo Francavilla Palermo ritiro premio Gran Maestro; gennaio 2017 Galleria La Vaccarella Roma; gennaio 2017 Palazzo Barion Taranto ritiro premio Taras per l’arte; febbraio 2017 Galleria San Vidal Venezia; luglio 2017 Teatro dal Verme Milano; ottobre 2017 Biennale Milano International Art Meeting; ottobre 2017 Biennale Venezia Spoleto Pavillon; novembre 2017 Biennale Mantova; dicembre 2017 Miami Meet Milano USA; gennaio 2018 Palazzo Ximenes Firenze; marzo 2018 Biennale delle Nazioni Venezia; giugno 2018 Auditorium Dell’acquario Genova ritiro premio Cristoforo Colombo; ottobre 2018 Roma Galleria Triphè La Seduzione; giugno 2019 Trofeo Maestri D’Italia ArtExpò Biennale internazionale Arte contemporanea Mantova; luglio 2019 premio Internazionale Michelangelo Firenze; settembre 2019 mostra Biancoscuro Art Contest Montecarlo; novembre 2019 personale di scultura La gabbia Museo d’Arte Sacra Castelmuzio; novembre 2019 Budapest ArtExpò Biennale D’Arte Italiana; marzo 2020 Capri Scultura monumentale dal titolo La Violenza è una Gabbia.

INFO

25 novembre Giornata internazionale
per l'eliminazione della violenza contro le donne

La violenza non è amore
Installazione di Anna Izzo
Con il patrocinio del Comune di Città della Pieve

Inaugurazione 25 novembre 2021 ore 18.00

Spazio d’ingresso Rocca Perugina
Via delle Mura - Città della Pieve (PG)
Fino al 31 marzo 2021

www.annaizzoartdesign.com

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PAT – Pavia Art: la fiera d’arte accessibile /pat-pavia-art-la-fiera-darte-accessibile/ Mon, 22 Nov 2021 10:24:00 +0000 /?p=12607 ⏰ lettura 2 min. Quarta edizione per PAT – Pavia Art: nei giorni 11 e 12 Dicembre 2021 la fiera d’arte accessibile colorerà il Castello di Belgioioso (PV).Una mostra collettiva che valorizza e porta alla luce artisti, in una […]

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Quarta edizione per PAT – Pavia Art: nei giorni 11 e 12 Dicembre 2021 la fiera d’arte accessibile colorerà il Castello di Belgioioso (PV).
Una mostra collettiva che valorizza e porta alla luce artisti, in una cornice magica come quella del castello.
Il format elimina ogni barriera che si frappone tra pubblico e artisti, oltre che tra opere e budget.

PAT – Pavia Art, un amostra mercato che consente di avvicinare un pubblico sempre più ampio al mondo dell’arte contemporanea.


Saranno protagonisti oltre 500 artistipittori, scultori e fotografi – con opere uniche ed originali, a proporre le proprie creazioni ad un pubblico ampio e variegato. Saranno loro i protagonisti di PAT – Pavia Art

Un ambiente informale e amichevole ricco di eccellenze vi aspetta al Castello di Belgioioso in provincia di Pavia: bravura e creatività per un collezionismo attento e preparato, soluzioni originali e installazioni particolari.

Invito GRATUITO offerto da BIANCOSCURO
scaricabile dal sito artshop.biancoscuro.it

Ma PAT – Pavia Art non è solo esposizione, un ricco palinsesto di eventi animerà la quarta fiera dell’arte accessibile di Pavia.


SABATO 11 DICEMBRE
Ore 11.00 “La Regina del castello” con Robert Phillips e Stefano Bressani
Ore 16.45 Concerto “Il divino in terra: Bach & Pergolesi” Nausicaa Nisati, contralto e Insubria Chamber Orchestra


DOMENICA 12 DICEMBRE
Ore 11.00 “L’arte del Novecento fra Ragione ed Emozione” con Giosuè Allegrini
Ore 14.00 Conferenza “Il libro d’artista” con Giosuè Allegrini
Ore 15.00 Presentazione del libro “Contro Storia dell’Arte Contemporanea” con Daniele Marchesi Isimbardi, Xante Battaglia e Giosuè Allegrini
Ore 17.00 L’associazione “LaMarti” nata per aiutare i bambini in difficoltà presenta il primo libro con la partecipazione di Alessandra Mattei, attrice della Compagnia teatrale I Guitti, il giornalista Max Rigano, l’autore Antonio Barbieri.

INFO
PAT - Pavia Art

11 e 12 dicembre 2021
dalle 10 alle 19.30

info@deaservizi.it
patpavia.it
0382.483430

Invito GRATUITO offerto da BIANCOSCURO
scaricabile dal sito artshop.biancoscuro.it

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Presentazione “Arte e identità della specie umana” 
di Simongini 
 /presentazione-del-libro%e2%80%a8-arte-e-identita-della-specie-umana-%e2%80%a8di-gabriele-simongini-%e2%80%a8/ Fri, 19 Nov 2021 15:49:00 +0000 /?p=12596 ⏰ lettura 2 min. Il giorno 29 novembre 2021 alle ore 18.00 la Fondazione Toti Scialoja ospita la presentazione del libro Arte e identità della specie umana(Manfredi Edizioni)di Gabriele Simongini. Interverranno, oltre all’autore, il Presidente della Fondazione Arnaldo Colasanti, […]

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di Simongini 
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Il giorno 29 novembre 2021 alle ore 18.00 la Fondazione Toti Scialoja ospita la presentazione del libro Arte e identità della specie umana(Manfredi Edizioni)di Gabriele Simongini. Interverranno, oltre all’autore, il Presidente della Fondazione Arnaldo Colasanti, e gli storici dell’arte Claudio Crescentini e Alberto Dambruoso. L’evento costituisce la prima di una serie di presentazioni che coinvolgeranno diversi protagonisti del mondo dell’arte, affrontando di volta in volta un tema specifico del saggio.

L’arte è oggetto di una aggressione parassitaria da parte della moda, del design, dei social network, della speculazione finanziaria e del marketing che è parallela alla costante, progressiva cancellazione della memoria e della natura alla quale stiamo assistendo passivamente. Nel segno di un pluralismo polifonico che superi e purifichi l’ego autoriale, in questo saggio Gabriele Simongini ricorre ad una sorta di dialogo ideale e ad un montaggio di voci autorevoli, diverse e disseminate nel tempo, che hanno colto quasi profeticamente i segni dell’annichilimento di arte, natura e memoria che caratterizza la nostra epoca. L’obiettivo, tenendo conto che l’ibridazione fra gli esseri umani e la tecnologia è ormai inevitabile, è quello di ipotizzare come proprio l’arte possa salvaguardare l’identità della specie umana riallacciando legami profondi, primigeni e ramificati con la memoria e con la natura, svincolandosi il più possibile dall’abbraccio mortale dell’intrattenimento e della strategia puramente speculativa del sistema finanziario ma anche contrastando la colonizzazione del vivente da parte delle macchine.

Al termine della presentazione sarà possibile visitare la sede della Fondazione, dimora di Toti Scialoja negli ultimi suoi anni, che conserva alcune sue opere nonché la sua biblioteca. 

Gabriele Simongini insegna Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Collabora con “Il Tempo”. Fa parte dei Comitatiscientifici della Fondazione Toti Scialoja, della Libera Associazione Vasco Bendini e dell’Archivio Vinicio Berti. È stato Commissario nella XIV Quadriennale Nazionale d’Arte (2004-2005). Ha fatto parte del Comitato di Studi per il Padiglione Italia della 54a Biennale Arti Visivedi Venezia (2011). È stato consulente artistico della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale. Ha curato numerose mostre in musei italiani e stranieri, dedicando cataloghi e monografie anche a gruppi e sodalizi come l’Art Club, “Forma 1” e la Scuola di piazza del Popolo. Ha pubblicato, fra l’altro, il “Catalogo Ragionato dell’Opera Incisa (1962-1993) di Piero Dorazio” (1996) e il libro “Astrattismo italiano” (2004). 

INFO

Presentazione del libro
Arte e identità della specie umana
di Gabriele Simongini

Intervengono:
Arnaldo Colasanti
Claudio Crescentini
Alberto Dambruoso

29 novembre 2021 ore 18.00

Fondazione Toti Scialoja
Via di S. Maria in Monticelli 67 - Roma

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di Simongini 
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La Biblioteca Fregene Gino Pallotta presenta due incontri su Dante /la-biblioteca-fregene-gino-pallotta-presenta-due-incontri-su-dante/ Thu, 18 Nov 2021 15:45:00 +0000 /?p=12593 ⏰ lettura 2 min. La Biblioteca Fregene Gino Pallotta concluderà le iniziative dell’anno 2021 offrendo al pubblico due eventi su Dante Alighieri e aprirà la stagione culturale del 2022 con uno dei più conosciuti ed amati artisti internazionali, Gustav […]

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La Biblioteca Fregene Gino Pallotta concluderà le iniziative dell’anno 2021 offrendo al pubblico due eventi su Dante Alighieri e aprirà la stagione culturale del 2022 con uno dei più conosciuti ed amati artisti internazionali, Gustav Klimt.

Infatti, in occasione delle grandi mostre in corso a Roma, “Inferno” alle Scuderie del Quirinale e “Klimt. La Secessione e l’Italia” a Palazzo Braschi, la Biblioteca ha organizzato tre incontri, curati dallo storico dell’arte Sandro Polo, che mirano ad approfondire le tematiche delle esposizioni ancorandole ai contesti storici sociali, artistici e culturali.

Il giorno 27 novembre alle ore 18.00 presso la Casa della Partecipazione di Maccarese si svolgerà l’incontro “Arte e vita quotidiana ai tempi di Dante”: Sandro Polo parlerà delle scoperte scientifiche, degli usi, dei costumi e dei grandi cantieri fiorentini dell’epoca di Dante, espressione di quel nuovo modo di pensare che costituirà la premessa alla nascita del Rinascimento toscano. Nel Duecento e per buona parte del Trecento Firenze vive un momento di straordinaria fioritura culturale, economica e demografica che la trasformarono in una delle metropoli più grandi e importanti dell’epoca: in questo contesto dinamico e creativo vivono e si esprimono i due principali artefici di una nuova, rivoluzionaria cultura: Dante e Giotto. Nell’anno in cui ricorre il settimo centenario della morte di Dante la conferenza rappresenta un omaggio della Biblioteca al Poeta.

Il giorno 11 dicembre alle ore 18.00 presso la Casa della Partecipazione di Maccarese, l’incontro “L’immaginario dantesco nella storia dell’arte” costituisce un’introduzione alla mostra “Inferno” -visitabile fino al 9 gennaio 2022- che racconta l’iconografia del mondo dei dannati, dal Medioevo ai nostri giorni. Sandro Polo illustrerà, contestualizzandoli, alcuni fra gli oltre 200 capolavori esposti alle Scuderie del Quirinale e si soffermerà sulla diffusione e il senso del revival gotico che ha caratterizzato buona parte dell’architettura eclettica ottocentesca italiana. Coloro che vorranno approfondire ulteriormente il percorso della mostra potranno visionare il catalogo in biblioteca.

Infine il 5 gennaio alle ore 18.00, sempre presso la Casa della Partecipazione di Maccarese, la Biblioteca apre la nuova stagione culturale con l’incontro “Klimt e la Secessione Viennese”. A cavallo tra Ottocento e Novecento Vienna appare come una capitale europea elegante e pacata dolcemente sospesa tra i valzer e le operette di Strauss e Lehar. Dietro questa facciata rassicurante la città è scossa da forti tensioni sociali che ne stanno minando le fondamenta. Una stupefacente presenza di artisti e intellettuali intercetta e indaga le inquietudini e i sottili cambiamenti in corso alla luce delle sconvolgenti novità freudiane. L’opera di Klimt rispecchia fedelmente le contraddizioni di questo periodo: il suo lavoro, pur risplendendo di aurea bellezza, è attraversato da linee e immagini nervose, da un eros potente e misterioso che ammalia e allarma. Klimt non va oltre, rimane uno splendido e irrequieto tramonto sulla Storia; saranno i drammatici linguaggi di Schiele, Kokoschka, Schoenberg e molti altri ad anticipare quell’abisso verso cui Vienna e tutta l’Europa stanno inesorabilmente scivolando: la I Guerra Mondiale. Coloro che vorranno approfondire ulteriormente il percorso della mostra potranno visionare il catalogo in biblioteca.

Per rispettare adeguatamente le norme anti-Covid la Biblioteca ha deciso di organizzare gli incontri presso la Casa della Partecipazione di Maccarese che garantisce un sereno distanziamento.

INFO
Incontro
Arte e vita quotidiana ai tempi di Dante
A cura di Sandro Polo
27 novembre 2021 ore 18.00

Incontro
L’immaginario dantesco nella storia dell’arte
A cura di Sandro Polo
11 dicembre 2021 ore 18.00

Incontro 
Klimt e la Secessione Viennese
A cura di Sandro Polo
5 gennaio alle ore 18.00

Casa della Partecipazione
Via del Buttero, 10 - Maccarese (Fiumicino - RM)

Biblioteca Fregene Gino Pallotta
Viale della Pineta 140 - Fregene 
bibliofregene@libero.it
www.bibliotecafregene.com

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Vincenzo Scolamiero – Del silenzio e della trasparenza /vincenzo-scolamiero-del-silenzio-e-della-trasparenza/ Wed, 17 Nov 2021 09:38:55 +0000 /?p=12574 ⏰ lettura 3 min. Del silenzio e della trasparenza. Pittura, musica, poesia e oro in mostra Vincenzo Scolamiero a Siena, Palazzo Pubblico – Magazzini del Sale. Sotto le volte medievali si alternano 60 grandi tele, lavori su carta, libri d’artista, video […]

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Del silenzio e della trasparenza. 
Pittura, musica, poesia e oro in mostra 
Vincenzo Scolamiero a Siena, Palazzo Pubblico – Magazzini del Sale.

Sotto le volte medievali si alternano 60 grandi tele, lavori su carta, libri d’artista, video e altri materiali, frutto di una rigorosa ricerca che muove dalla forza astraente della poesia e della musica e prende forma in una pittura lenta, sedimentata, allo stesso tempo concreta e misteriosa.  

SIENA, PALAZZO PUBBLICO – MAGAZZINI DEL SALE 
27 NOVEMBRE – 9 GENNAIO 2022
INAUGURAZIONE 27 NOVEMBRE ORE 11.30-17

Il dialogo tra pittura, musica e poesia vanta una solida tradizione italiana. Spartiti, antifonari, note e pentagrammi sono sempre apparsi nei dipinti, dal Medioevo all’Ottocento; e innumerevoli artisti, nel tempo, sono stati musici e poeti, compositori o esecutori, in un dialogo costante che solo agli esordi del secolo scorso si trasforma nell’inedito linguaggio dell’astrazione, allorché la pittura trova nel lessico musicale o lirico la ragione per abbandonare le forme della realtà, e con esse la mimesi. 

Eppure tra i vasti ambienti in laterizio, splendido esempio di recupero di spazi pubblici fino a mezzo secolo fa dimenticati, sono esposti una sessantina di lavori nei quali il rapporto tra le tre arti non proviene dalla tradizione, né attinge a scontate reciprocità, ma fonda una prassi espressiva vitalissima e nuova. 

Protagonisti della personale di Vincenzo Scolamiero, che già dal titolo Del silenzio e della trasparenza argomenta in bella forma arcaica lo spirito che la anima, sono alcuni recenti cicli di grandi tele e quaderni d’artista. Lavori eseguiti con pigmenti vari, inchiostri, chine e scintillanti polveri metalliche, a comporre forme solide e piane, lastre di colore e pieghe terrestri, tagliate dalla luce e scompaginate da un vento ancestrale.  

Il tema centrale è, certo, il rapporto con la musica e la poesia, e celebra l’incanto che l’artista romano ha provato nell’incontro con alcuni grandi compositori contemporanei – tra gli altri, Birtwistle, Ades, Reich, Adams e certa musica minimalista o liturgica, oltre al suo amato Luigi Nono, cui è dedicata una sezione – e in quello con i tanti poeti cari, cui si aggiungono alcune recenti scoperte, quali le liriche del premio Nobel Louise Glück. Ma per Scolamiero musica e poesia non sono riecheggiamenti, né evocazioni di atmosfere. Il rapporto è necessario e reciproco: la sua pittura si nutre di esse, ne trae senso e ne restituisce immagine, in una fluidità di relazioni e rimandi che cerca tra le arti un filo conduttore eterno e immutabile. 

Ogni potente suggestione nuova non fa che esaltare forme e spazi già sedimentati, nella ricerca figurativa di Scolamiero, che sia la forza primigenia delle composizioni di Birtwistle a sommuovere come un terremoto le zolle e le carte dipinte, o l’ossessiva ciclicità dell’antifona medioevale che scarta di un soffio il ritmo di alcune sue serie figurative, oppure l’eco tellurica dei versi della Louise Glück che aiuta l’artista a esplorare le profondità dell’ombra.  

Ma un terzo protagonista accende le tele in mostra. Se la poesia e la musica alimentano l’immaginazione e indirizzano le forme, una recente sperimentazione materica ne orienta il lume, per dirla con Leonardo, e nel contempo restituisce concretezza e verità alla tensione ideale: con l’uso originalissimo di preziose polveri lamellari, le stesse usate nei laboratori di restauro e doratura, Scolamiero accumula altro spazio, spinge verso il piano limite dei dipinti con ampie stesure luminescenti – declinando ori rosati, arancio e grigi – che si piegano come lastre preziose sotto una forza misteriosa. L’oro invade tutto, dalle superfici luminose alle più oscure cavità, accende le ombre e risplende nei colori. E sembra, qui al pianterreno del Palazzo Pubblico, volere rendere omaggio all’illustre scuola senese che dal Medioevo al Rinascimento ha insegnato a generazioni di grandi artisti a stendere dolcemente la foglia dorata sui fondi lignei, poi a lucidarla e a punzonarla per le aureole, gli orli dei manti, le cornici e le ali degli angeli. 

Alle tele si aggiunge la produzione di tre cicli di libri d’artista, altro modello raro di commistione tra lessico musicale o poetico ed espressione figurativa. Gli esemplari sono frutto della collaborazione con il poeta Milo De Angelis – da cui sono state realizzate 12 opere uniche – e con la compositrice Silvia Colasanti, dallo scambio con la quale ne sono uscite sette del tipo partitura/pittura. 

Un terzo libro d’artista è stato commissionato dalla Federazione Unitaria Scrittori Italiani per il settimo centenario della morte di Dante Alighieri. È un’altra delle speciali sperimentazioni espressive in cui Scolamiero lascia sgorgare e scorrere il flusso della fascinazione sollevata dalla grande poesia dantesca, per poi incanalarla nel serrato e rigoroso processo della creazione artistica. 

La mostra è presentata dal Comune di Siena, ideazione e cura inner room – Siena, ed è realizzata in collaborazione con l’Accademia Musicale Chigiana di Siena, la Galleria Edieuropa QUI arte contemporanea di Roma, e con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Roma e del Museo d’Arte Contemporanea Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona di Rende (CS). 

In occasione dell’esposizione sarà disponibile il catalogo con testi delle storiche dell’arte Francesca Bottari, Tiziana D’Acchille, Giuliana Stella, pubblicato da De Luca Editori d’Arte in Roma.

In collaborazione con l’Accademia Musicale Chigiana di Siena, una selezione di tavole del libro/opera “Ogni cosa ad ogni cosa ha detto addio”, realizzato con la compositrice Silvia Colasanti, saranno esposte nei locali della Chigiana Art Café, in Via di Città, 89, Siena.

INFO
Vincenzo Scolamiero – Del silenzio e della trasparenza 
Museo Palazzo Pubblico
Magazzini del Sale – Piazza del Campo 1, Siena
Inaugurazione 27 novembre 2021 h.11.30 - 17.00
dal 27 novembre 2021 al 9 gennaio 2022

ORARI:
dal lunedì alla domenica  10:00 - 18:00 
(chiusura biglietteria 17, 15)
Natale: Museo chiuso
Capodanno: 12.00 – 18.00 

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Il mito di Venezia in una grande mostra al Castello di Novara /il-mito-di-venezia-in-una-grande-mostra-al-castello-di-novara/ Tue, 16 Nov 2021 15:33:01 +0000 /?p=12554 ⏰ lettura 4 min. Nelle sale del Castello Visconteo Sforzesco di Novara è stata da poco inaugurata la mostra IL MITO DI VENEZIA da Hayez alla Biennale, a cura di Elisabetta Chiodini, organizzata da Mets Percorsi d’arte, Fondazione Castello […]

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Nelle sale del Castello Visconteo Sforzesco di Novara è stata da poco inaugurata la mostra IL MITO DI VENEZIA da Hayez alla Biennale, a cura di Elisabetta Chiodini, organizzata da Mets Percorsi d’arte, Fondazione Castello e Comune di Novara per celebrare i 1600 anni della città di Venezia, la cui fondazione è stata tradizionalmente fissata nell’anno 421. La mostra ha ricevuto l’approvazione del Comitato di Indirizzo Venezia 1600 e fa parte delle manifestazioni legate alla grande mostra a Palazzo Ducale.

Punto di partenza del percorso espositivo le opere di alcuni dei più grandi maestri che hanno operato nella città lagunare nel corso dei primi decenni dell’Ottocento influenzando significativamente con il loro insegnamento e i loro lavori lo svolgersi della pittura veneziana nella seconda metà del secolo, vera protagonista della rassegna. Partendo dal grande Hayez, la mostra si sviluppa in otto sale attraverso una ricca selezione delle opere più importanti – e spesso mai viste perché provenienti da prestigiose collezioni private – dei più noti artisti italiani della seconda metà dell’Ottocento.

La prima sala è dedicata quindi alla pittura di storia, considerato il “genere” più nobile della pittura, e qui troviamo tre importanti lavori di Francesco Hayez: lo splendido Venere che scherza con due colombe (1830), Ritratto di Gentildonna (1835) e Valenzia Gradenigo davanti agli inquisitori (1843-45 circa). Una quarta opera di Hayez, l’imponente Prete Orlando da Parma inviato di Arrigo IV di Germania e difeso da Gregorio VII contro il giusto sdegno del sinodo romano (1857), accoglie i visitatori all’ingresso del Castello. Accanto alle opere di Hayez i lavori di alcuni artisti di rilievo, figure chiave nella formazione di autori di spessore della generazione successiva, quali Ludovico Lipparini (1800-1856) e Michelangelo Grigoletti (1801-1870).

La seconda sala è dedicata a quegli autori, veneziani e non, che più di altri hanno contribuito alla trasformazione del genere della veduta in quello del paesaggio, tra cui il grande pittore Ippolito Caffi (1809-1866) con due splendide vedute veneziane, Giuseppe Canella (1788-1847), Federico Moja (1802-1885) e Domenico Bresolin (1813-1899), quest’ultimo tra i primissimi ad interessarsi anche di fotografia e a condurre i giovani allievi a dipingere all’aperto, affinché potessero studiare gli effetti di luce e confrontarsi sulla resa del vero in un ambiente nuovo e stimolante, diverso da quello cui erano abituati.

La terza sala vede protagonista uno dei più valenti e amati paesaggisti veneti, Guglielmo Ciardi, del quale sono esposte dodici opere che che, partendo dagli anni sessanta dell’Ottocento documentano l’evoluzione della sua pittura fino ai primi anni novanta. Sua la magnifica Veduta della laguna veneziana (1882), immagine della mostra e altre splendide tele ambientate nei dintorni di Venezia o scorci della città.


Guglielmo Ciardi
Veduta della laguna veneziana
1882

Nelle sale successive sono esposte incantevoli opere che hanno per tema la vita quotidiana, il lavoro, gli affetti e la famiglia dedicate alla “pittura del vero”, di importanti autori quali Giacomo Favretto, Pietro Fragiacomo, Luigi Nono, Ettore Tito, Alessandro Milesi.

La settima sala è interamente dedicata a Luigi Nono, con un focus su una delle opere più celebri del pittore, il Refugium peccatorum, di cui, oltre alle grandi edizioni a olio del 1881 e del 1883, sono esposti studi e disegni, affiancati da altre significative opere di confronto, come Le due madri (1886).

A conclusione della mostra, l’ottava sala è dedicata alle opere realizzate dai medesimi artisti tra la fine degli anni novanta dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, che riflettono il rinnovamento e il cambiamento di gusto indotti nella pittura veneziana dal confronto diretto con la cultura figurativa dei numerosi pittori stranieri che partecipavano alle Biennali Internazionali d’Arte. Spiccano qui Il Bucintoro (1902-1903 circa) di Guglielmo Ciardi, Visione antica (1901) di Cesare Laurenti, Luglio (1894) e Biancheria al vento (1901 circa) di Ettore Tito.

Novara – allestimento mostra Il Mito di Venezia – da Hayez alla Biennale – METS percorsi d’arte – foto Paolo Migliavacca

La mostra, aperta fino al 13 marzo 2022, è accompagnata da un corposo catalogo edito da Mets Percorsi d’arte con testi di Elisabetta Chiodini, Niccolò D’Agati, Anna Mazzanti, Paul Nicholls, Alessandra Tiddia.

INFO
ATL Provincia di Novara
www.metsarte.com
Tel. 0321 394059  
info@turismonovara.it

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Lucianella Cafagna e Claire Piredda – nothing’s gonna change my world /lucianella-cafagna-e-claire-piredda-nothings-gonna-change-my-world/ Wed, 10 Nov 2021 15:14:36 +0000 /?p=12543 ⏰ lettura 2 min. Domenica 21 novembre 2021 Von Buren Contemporary presenta la mostra nothing’s gonna change my world con le opere dell’artista romana LucianellaCafagna e della scultrice italo-canadese Claire Piredda, a cura diMichele von Büren e con i […]

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Domenica 21 novembre 2021 Von Buren Contemporary presenta la mostra nothing’s gonna change my world con le opere dell’artista romana LucianellaCafagna e della scultrice italo-canadese Claire Piredda, a cura diMichele von Büren e con i testi di Antonio Monda e Valentina Orengo. 

nothing’s gonna change my world è stata appositamente scelta per celebrare l’apertura del nuovo spazio della galleria in Via Giulia 13 e il suo cambio di nome, passando da RvB Arts a Von Buren Contemporary.

Il lavoro di Lucianella Cafagna e Claire Piredda è incentrato sui temi dell’infanzia e della prima adolescenza, espressi da Cafagna su tela e da Piredda attraverso le sue figure in terracotta. Entrambe hanno uno sguardo acuto e sensibile nel cogliere quella fase critica dello sviluppo che vede il bambino entrare nella prima età adulta, quella condizione esistenziale piena di assoluti e contraddizioni che caratterizza questo delicato rito di passaggio. Il titolo della mostra nothing’s gonna change my world (niente cambierà il mio mondo) – l’iconico ritornello di Across the Universe dei Beatles – è perfetto per il momento significativo che Cafagna e Piredda stanno esplorando. Le loro giovani creature sono allo stesso tempo figure di incertezza, figure di gioia, figure di conflitto e figure di sensualità in erba – intrappolate tra la loro nuova autocoscienza e un senso di perdita del loro stato precedente. Sono proprio i laghi di tristezza, onde di gioia articolate nel testo di Across the Universe. Il pathos e i dolori della crescita sono rappresentati davanti a noi, riportandoci a quell’interludio in cui siamo combattuti tra il bisogno di affermare la nostra nuova esistenza e un ultimo coraggioso tentativo di mantenere le cose come sono.

Lucianella Cafagna è nata a Roma nel 1968. Ha studiato all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi e ha passato un periodo d’apprendistato nello studio di Pierre Carron, pupillo di Balthus, esperienza che si è chiusa con una collettiva al Grand Palais. Nel 2011 ha partecipato alla 54˚ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia all’interno del Padiglione Italia e nel 2014 ha una voce a suo nome nell’Enciclopedia Treccani, dove è annoverata tra i venti artisti contemporanei più rilevanti del panorama italiano. Il suo lavoro è stato affiliato al Realismo magico della Scuola romana e infatti la sua ultima personale, nell’ottobre 2019, si è tenuta a Palazzo Merulana – prestigioso polo museale che ospita proprio della Scuola romana un’importante collezione.

Claire Piredda è nata a Montréal, Canada nel 1963. Artista versatile, a Roma ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti e scultura alla Temple Abroad Tyler School of Art, e ha frequentato l’Accademia Costume & Moda. Le sculture in terracotta non smaltata della Piredda si concentrano su busti troncati e figure di piccola scala, in colori che variano dall’ocra opaco al rosso. Rievocando il naturalismo della scuola scultorea francese del Settecento e con un elemento di ieraticità pensosità che rimanda a Arturo Martini, Piredda sfrutta al massimo la versatilità della sua materia. Attraverso la manipolazione abile e delicata dell’argilla, crea sculture espressive e cariche di emozioni mentre il suo approccio diretto con la materia prima le permette di mantenere fino in fondo una resa naturale e senza mediazioni.

INFO
Von Buren Contemporary 
Via Giulia 13 - Roma
+39 335 1633518
www.vonburencontemporary.com
info@vonburencontemporary.com
@vonburen.contemporary

Fino all’8 dicembre 2021
Orari: 11:00-13:30 e 16:00-19:30;
domenica e lunedì chiuso

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A Bologna la quinta edizione di Foto/Industria /a-bologna-la-quinta-edizione-di-foto-industria-e-dedicata-al-tema-dellalimentazione/ Mon, 08 Nov 2021 16:44:12 +0000 /?p=12520 ⏰ lettura 4 min. La Fondazione MAST porta nel cuore di Bologna la quinta edizione della Biennale Foto/Industria, la prima Biennale al mondo dedicata alla fotografia dell’Industria e del Lavoro, dedicata quest’anno al tema FOOD, sotto la direzione artistica […]

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La Fondazione MAST porta nel cuore di Bologna la quinta edizione della Biennale Foto/Industria, la prima Biennale al mondo dedicata alla fotografia dell’Industria e del Lavoro, dedicata quest’anno al tema FOOD, sotto la direzione artistica di Francesco Zanot.

11 le mostre a ingresso gratuito che animano la manifestazione, 3 i fotografi italiani e 8 i fotografi stranieri, i cui lavori indagano il tema dell’alimentazione e dell’industria alimentare, un settore in rapido sviluppo che risponde alle più importanti trasformazioni in atto su scala globale: la questione demografica, il cambiamento climatico e la sostenibilità. Fotografia e gastronomia si fondono dalla teoria alla pratica innescando una serie di riflessioni sulla complessità della “questione alimentare”.  

Tra i principali argomenti oggetto delle 11 mostre che ripercorrono un secolo di storia dagli anni Venti ad oggi: l’industria alimentare e il suo impatto sul territorio; il rapporto tra alimentazione e geografia; la meccanizzazione della coltivazione e dell’allevamento; la questione del grano; l’alimentazione organica e naturale; i mercati e le tradizioni locali; la pesca nei mari e nei fiumi. 

Le undici mostre nel dettaglio

Ando Gilardi, tra le figure più eclettiche e originali della storia della fotografia italiana, è il protagonista della mostra Fototeca in corso al MAST fino al 2 gennaio 2022, un percorso tra reportage fotografici e materiali estratti dal pioneristico archivio iconografico che ha fondato nel 1959;

Maurizio Montagna espone il progetto Fisheye dedicato al fiume Sesia e alla sua valle presso la Collezione di Zoologia del Sistema Museale di Ateneo – Università di Bologna;

Lorenzo Vitturi in Money Must Be Made fotografa Balogun, il mercato di strada di Lagos in Nigeria, uno dei più grandi del mondo. A Palazzo Pepoli Campogrande – Pinacoteca Nazionale di Bologna; 

Hans Finsler, tra i padri della fotografia oggettiva degli anni ’30, ha realizzato nel 1928 la serie Schokoladenfabrik su commissione dell’azienda dolciaria Most. La mostra è a San Giorgio in Poggiale (Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna Genus Bononiae);

di Herbert List, fotografo tedesco membro della Magnum Photos, sono esposte nella mostra Favignana a Palazzo Fava – salone “Mito di Giasone e Medea” 41 immagini sulla mattanza dei tonni avvenuta nell’isola nel 1951 (Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna Genus Bononiae);

il francese Bernard Plossu ha fotografato spezzoni di vita in tutto il mondo e ritratti legati a persone e cibo nella quotidianità in Factory of Original Desires allestita nelle sale “Le avventure di Enea” a Palazzo Fava (Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna Genus Bononiae);

la mostra di Mishka Henner In the Belly of the Beast allo Spazio Carbonesi (Palazzo Zambeccari) verte sul rapporto tra uomo, animali e tecnologia in un processo incessante fatto di consumo, digestione e scarto;

il giapponese Takashi Homma nella mostra M + Trails presentata al Padiglione dell’Esprit Nouveau, da un lato raccoglie e mette a confronto le facciate dei negozi di McDonald’s nel mondo soffermandosi su differenze e analogie, dall’altro immortala le tracce di sangue lasciate dai cacciatori di cervi in Giappone;

l’olandese Henk Wildschut con Food si concentra sulle più avanzate tecnologie dell’industria alimentare sviluppate per aumentare il volume della produzione. A Palazzo Paltroni (Fondazione del Monte di Bologna e di Ravenna);

l’artista americana Jan Groover, nota per le sue nature morte, con Laboratory of forms è oggetto di una retrospettiva a partire dalle celebri nature morte riprese nella cucina della sua abitazione, che dialogano con le opere del pittore bolognese Giorgio Morandi custodite nelle sale del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Fino al 2 gennaio 2022;

la ricercatrice e attivista palestinese Vivien Sansour presenta a Palazzo Boncompagni il progetto Palestine Heirloom Seed Library, volto a salvaguardare antiche varietà di semi e per proteggere la biodiversità. 

Una speciale pubblicazione, a metà tra photo book e ricettario, accompagna la manifestazione. Le 11 ricette originali presentate nel volume sono state ideate dallo chef e scrittore Tommaso Melilli, che ha interpretato le immagini e i temi di ogni mostra traendone ispirazione culinaria.

La Biennale è accompagnata da un ricco programma di eventi gratuiti (su prenotazione), visite guidate con gli artisti, talk, workshop di fotografia, performance, proiezioni, tavole rotonde e attività didattiche.

FOTO/INDUSTRIA 2021 V BIENNALE DI FOTOGRAFIA DELL’INDUSTRIA E DEL LAVORO

FOOD

fino al 28 novembre 2021 *

*(le mostre di Ando Gilardi al MAST e di Jan Groover al MAMbo proseguono fino al 2 gennaio 2022)

Ingresso gratuito 

Tutti i dettagli su: www.fotoindustria.it

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A.R. Penck. A Mendrisio una grande retrospettiva dedicata al maestro tedesco /a-r-penck-a-mendrisio-una-grande-retrospettiva-dedicata-al-maestro-tedesco/ Wed, 27 Oct 2021 10:15:28 +0000 /?p=12502 ⏰ lettura 4 min. Il Museo d’arte di Mendrisio presenta fino al 13 febbraio 2022 una grande retrospettiva dedicata a A.R. Penck (pseudonimo di Ralf Winkler), tra i più importanti artisti tedeschi della seconda metà del Novecento, scomparso a […]

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Il Museo d’arte di Mendrisio presenta fino al 13 febbraio 2022 una grande retrospettiva dedicata a A.R. Penck (pseudonimo di Ralf Winkler), tra i più importanti artisti tedeschi della seconda metà del Novecento, scomparso a Zurigo nel 2017.

Curata da Simone Soldini, Ulf Jensen, Barbara Paltenghi Malacrida, la mostra, che comprende oltre 40 dipinti di grande formato, 20 sculture in bronzo, cartone e feltro, una settantina tra opere su carta e libri d’artista, intende ripercorrere le principali tappe di uno degli esponenti più significativi dell’arte internazionale degli anni Settanta e Ottanta, che ha saputo esprimere le contraddizioni della Germania post-nazista e del conflitto Est-Ovest attraverso un linguaggio originalissimo seppur concepito nelle forme espressive tradizionali, come pittura, disegno e scultura.

Nato a Dresda nel 1939, Penck è attivo per decenni nella Germania dell’Est con opere di chiara ispirazione socialista, riuscendo a far tesoro di condizioni apertamente ostili all’arte d’avanguardia, trasformando col tempo la funzione della propria pittura in un elemento in dialogo col sistema sociale e politico. Soltanto dall’inizio degli anni Settanta Penck riesce a partecipare a mostre, non in patria, ma in Svizzera, nei Paesi Bassi e in Canada, riscuotendo ampi consensi. Paradosso della Germania divisa è il fatto che la sua opera, così fortemente legata all’analisi della situazione socio-politica, sia riconosciuta e apprezzata solo all’Ovest, ma mai nella sua terra d’origine.

Il concetto di Standart

Nel 1980, quando, dopo l’ennesimo contrasto con le autorità, emigra all’Ovest, Penck è ormai considerato uno dei protagonisti della scena pittorica mondiale e ha già suscitato grande interesse nell’allora capitale dell’arte, New York. Jean-Michel Basquiat e Keith Haring lo ammirano per la sua vigorosa pittura monumentale, capace di delineare la complessità del mondo con la spontaneità e l’immediatezza di un graffitista.

Nel 1984 viene celebrato con una personale alla Biennale di Venezia; nel 1988 la Neue Nationalgalerie di Berlino lo consacra definitivamente con una grande retrospettiva. Le fondamenta della sua pittura monumentale risalgono alla fine degli anni Sessanta, con la nascita del progetto Standart (tuttora inesplorato nella sua complessità). Come una sorta di monumentale avatar, Standart simboleggia l’autocoscienza dell’artista, quella con cui A.R. Penck porta avanti il suo progetto solitario, in linea con le idee del Bauhaus: la trasformazione della società moderna secondo criteri estetici. È proprio la figura Standart, con cui si identifica tutto l’universo figurativo di A.R. Penck, a costituire il punto di partenza della mostra organizzata dal Museo d’arte Mendrisio, dove si potranno ammirare una folta serie di suoi capolavori. Oltre a presentare dipinti di grande formato, la mostra di Mendrisio metterà in evidenza per la prima volta attraverso molti libri d’artista (esposti su appositi proiettori) la coerenza strutturale del lavoro penckiano, dallo schizzo all’opera monumentale: una mimesi della natura. La sua formazione scientifica (dalla filosofia alla cibernetica) lo porta a orientarsi al modello evolutivo ricercando nuove forme, nuovi segni, nuove tipologie figurative.

Nel corso degli anni Settanta, A.R. Penck attinge all’eredità dell’avanguardia storica, da Malevich a Kandinsky, Da Picasso a Duchamp, da Picabia a Dalí. Mentre in Occidente la pittura moderna viene ormai considerata un’esperienza storicamente conclusa, egli continua a percepirla come il risultato di un’azione collettiva, innescando una prorompente evoluzione dell’immagine che, dopo il suo trasferimento nella Germania dell’Ovest, si trasforma in sintesi monumentale.

Grazie alla sua celeberrima figura stilizzata, quella che lo porta a fama internazionale (spesso percepita unicamente come cifra stilistica, non come elemento di un elaborato sistema di comunicazione) A.R. Penck si rivela invece l’artista che, più e meglio di altri, ha saputo trasformare il campo figurativo in un megafono attraverso il quale diffondere le proprie convinzioni teoriche ed estetiche. La sua pittura monumentale si riallaccia sia al genere storico, specchio degli eventi contemporanei, sia alla pittura simbolica, a cui dà voce attraverso un intero bestiario di figure totemiche o animali arcaici. Il punto di forza dell’ultima fase della sua opera è però rappresentato da un terzo genere, il Weltbild, l’immagine universale. Fino alla sua produzione della maturità, A.R. Penck persegue l’idea di un’immagine visionaria capace di rappresentare in un’unica prospettiva la coralità del mondo. E lo fa privilegiando il medium pittorico, ideale per narrare l’epos della storia umana in vari formati.

A.R. Penck figura tra i protagonisti della scultura dell’ultimo trentennio. Si occupa di scultura fin dalla giovinezza, e il suo primo gruppo plastico è costituito dai modelli realizzati con materiali poveri nell’ambito del progetto Standart; a metà degli anni Settanta realizza a colpi d’ascia sculture in legno. A partire dal 1984 si concentra sulla tecnica di fusione in bronzo, lavorando a diversi formati fino a giungere alla dimensione monumentale, con un percorso analogo a quello già seguito in pittura. Una sua grande opera in bronzo, Ich Selbstbewusstsein (Io-Autocoscienza) del 1987 accoglie i visitatori nel chiostro del Museo.

Con questo importante progetto espositivo il Museo d’arte di Mendrisio si pone l’obiettivo di presentare il percorso creativo di Penck (per la prima volta in ambito culturale italofono) attraverso le sue espressioni multiformi, cercando di fornire al pubblico gli strumenti per poter comprendere la struttura complessa e profonda di questo grande protagonista dell’arte contemporanea.

Info
Museo d'arte Mendrisio
piazzetta dei Serviti 1
museo@mendrisio.ch 
www.mendrisio.ch/museo 

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